Dopo 15 anni di diluvio di case, l’Italia si ritrova dentro una delle più gravi crisi del settore edilizio che si ricordino e con una condizione di rilevante disagio abitativo nelle principali città italiane, paradossale e inaccettabile, perché in quelle stesse città quasi un milione di case risultano vuote. E’ questa l’immagine che si può fotografare alla fine di uno dei periodi di più lungo boom edilizio dal dopoguerra, con 4 milioni di abitazioni costruite tra il 1995 e il 2009, per oltre 3 miliardi di metri cubi di edifici. Un contributo rilevante in termini di consumo di suolo che si può stimare oggi abbia superato in Italia i 21 mila chilometri quadrati. Ma non ci si deve perdere dentro questi numeri, quello che infatti è importante approfondire sono gli effetti che si stanno producendo nel territorio. Ossia i cambiamenti, veramente impressionanti, che questi decenni di urbanizzazione hanno prodotto. Il primo riguarda le periferie di quelle che sono le principali aree urbane italiane, dove sono andate crescendo senza un progetto metropolitano e ambientale, di trasporto pubblico e di servizi, marmellate di case e periferie irriconoscibili. Il secondo è il progressivo attacco che una crescita dissennata di seconde case sta determinando sulle aree costiere, cementificando gli ultimi lembi ancora liberi, e in generale su quelli che sono alcuni dei più straordinari paesaggi del Belpaese. Attenzione a pensare che sia un problema urbanistico, gli effetti di questi processi riguardano da vicino la crisi, non solo economica, che sta attraversando il nostro Paese. Passa infatti per la capacità di valorizzare le qualità del territorio italiano una chiave imprescindibile per uscirne in fretta e con un progetto di futuro. Una sfida ad essere un Paese capace di attrarre intelligenze e investimenti, intorno a un’ idea di paesaggio come valore aggiunto dello straordinario patrimonio di città, beni storici e artistici, culture materiali e immateriali.
Leggi il dossiere di Legambiente sul consumo del suolo (15 luglio 2010)

