Quello che è accaduto in questi giorni – la violenza sulle donne e i femminicidi – rappresenta un indicatore tragico della profonda crisi della società italiana.
Una società che negli ultimi decenni del novecento ha vissuto la stagione dei diritti civili e sociali che hanno rovesciato il modo di leggere i rapporti umani e tra i generi , nel privato e nel pubblico.
Oggi non possiamo non rilevare la difficoltà ad assimilare i cambiamenti iniziati negli anni 60 che hanno messo in discussione l’autorità maschile, e ci turba l’incapacità degli uomini di capire e accettare il mutamento del ruolo delle donne e l’autonomia femminile.
Ma questa difficoltà è oggi sostenuta dallo smarrimento contemporaneo espresso da modelli televisivi di donne per i quali emancipazione e libertà sembrano significare solamente un uso del corpo come oggetto di scambio, merce come le altre. E la scena pubblica ci rimanda sempre più spesso esempi dell’incapacità maschile di cimentarsi in relazioni con donne e con donne non subalterne.
Forse sarebbe ora che gli uomini “elaborassero una presa di coscienza e un cambiamento di sé all’altezza della presa di coscienza e del cambiamento femminile”.
Recenti studi attestano, inoltre, che in Italia la situazione sembra peggiore che altrove: le donne italiane sembrano le più umiliate, oltre che le meno pagate e riconosciute.
In Italia, i diritti, sanciti dalle leggi , che pur ci sono, non vengono esercitati. Le pari opportunità, garantite da varie leggi e dalla Costituzione, non trovano riscontro nella vita reale.
E le donne , spesso, preferiscono il silenzio.
Ancora una volta, il punto di vista femminile fa luce su un’intera società in cui esistono due livelli, distanti tra loro, quello legale e quello etico, dove le leggi diventano un alibi rispetto a una pratica che non le rispetta e dove le leggi si fanno per il proprio interesse personale. Porre la questione femminile, nell’età dei diritti, significa interrogarsi sulla cultura civile del nostro paese, sulla cittadinanza responsabile , sui comportamenti privati e pubblici.
Per questo le donne devono tornare a far sentire la propria voce. Ricominciare a parlare. Richiedere buone politiche .Entrare nell’agenda politica. Questa società non può permettersi di ignorare le risorse femminili.
Sandra Carli Ballola
Segreteria provinciale Partito democratico

