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sabato 19 maggio 2012

13.02.11 – Se non ora quando?

13 febbraio 2011

Per consultare gli appuntamenti in tutta Italia
http://senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com/

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.

Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.

Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.

Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.

Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.

Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.

Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI CITTA’ ITALIANA

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2 Responses to “13.02.11 – Se non ora quando?”

  1. SE NON ORA QUANDO? IO CI SARO’

    Domenica prossima andrò alla manifestazione Se non ora quando? (piazza Savonarola , ore 15,30) indetta dalle donne che vogliono andare oltre Berlusconi e che hanno in mente un altro Paese.
    Ci sarò perché non è, quella esibita dalle frequentatrici di Arcore, l’emancipazione, la libertà, l’autonomia femminile per cui hanno lottato le donne . E’una liberazione perversa, una nuova sottomissione neopatriarcale che va smascherata completamente.

    Perché dico no allo scambio tra sesso-denaro-potere come principale modo di reclutamento politico delle donne.

    Perché sono stanca di questa invasiva pubblicità con donne spogliate ( anomalia italiana, condannata dal Parlamento europeo nel 2008) che deumanizza le donne stesse,
    riducendole ad oggetti da usare.

    Perché penso ad un Paese in cui venga premiato il merito, il talento, l’impegno.

    Perché spero che Diletta e Teofilo possano sperare di realizzare i loro sogni grazie alle loro capacità e non perché parenti , famigli o clientes di qualcuno.

    Perché temo che i miei studenti siano comunque contaminati dai comportamenti che vengono a conoscere e di cui sono protagonisti le più autorevoli cariche dello Stato.

    Perché non si può chiedere alla scuola di formare ed educare le nuove generazioni se poi i modelli forniti sono quelli del Grande Fratello, di Amici, dell’Isola dei famosi, del denaro che compra tutto e per il quale si fa tutto, dell’ individualismo egoistico , dell’esibizione dell’ignoranza. Si smantelli la scuola, ma forse i tagli in atto vanno già in questa direzione.

    Perché voglio affermare che non possono prendermi in giro somministrandomi la realtà virtuale che viene costruita nel Palazzo e propagata dalla televisione.

    Perché dico no ad una classe dirigente di incompetenti, ignoranti, venduti, comprati, opportunisti, cinici, raccomandati.

    Perché voglio testimoniare che esiste un Paese di gente che lavora con onestà, che paga le tasse più esose del mondo, che è stanca di sopportare i furbi.

    Perché coloro che hanno la responsabilità del nefasto conflitto di interessi che ha prodotto i frutti avvelenati che vediamo, si riposino.

    Perché vorrei sentire più forte e chiara la voce degli uomini.

    Perché non voglio vivere in un Paese che si basa sulla corruzione e la menzogna.

    Perché celebrererei la festa del 17 marzo tutti gli anni : la ricorrenza della nascita della nazione , per cui sono morti Carlo Pisacane a 39 anni, Emilo Bandiera a 25, suo fratello Attilio a 34, Ippolito Nievo a 30, Luciano Manara a 24 anni. Abbiamo bisogno di miti fondativi , di date simboliche che ricostruiscano la memoria del nostro Paese e stimolino un senso di appartenenza e un orgoglio nazionale. Il portafoglio non può bastare a tenere unita questa Italia che cade a pezzi.
    Perché immagino un Paese che riscopra il rispetto e l’aiuto reciproco, l’accoglienza di chi è in difficoltà, la difesa dei beni comuni- l’acqua, la terra, la conoscenza, il lavoro- come diritti fondamentali su cui non si può speculare .

    Perché ci sia una società a misura delle donne, del loro lavoro, dei bambini, del compito doppio che hanno svolto in silenzio.

    Perché forse tutto questo non sarebbe successo se a decidere fossero state anche le donne. Che non c’erano e se c’erano non sono state ascoltate.

    Sandra Carli Ballola

  2. Nella sfera pubblica e politica gli uomini, o forse meglio la maggioranza degli uomini, tendono ad occupare molto spazio, usano i loro codici, i loro linguaggi, le loro immagini: a volte comuni e condivisi, altre volte impastati di un sessismo, più o meno consapevole, anche a prescindere dallo schieramento politico.

    Non ascoltano molto, da qualche decennio però una parte di loro si sforza di più.
    Per gli uomini invece è importante ascoltare, ascoltare davvero, con cura, con dedizione. Anche in manifestazioni come queste. Ascoltare è un gesto che può avere grande forza, specie se aiuta a far cadere immagini fuorvianti, che deformano. L’ascolto a volte è un’azione molto radicale.
    In manifestazioni come questa di oggi è importante che gli uomini ci siano, che ascoltino e, se prendono la parola, che lo facciano dando voce, esprimendo prospettive comuni, di donne e di uomini.

    Le mie parole sono frutto dell’ascolto di due donne; sono espressione della loro testimonianza di vita, fatta soprattutto di gesti concreti, prima che di parole.
    Le donne che ho ascoltato sono due donne che mi fanno ancora compagnia: si chiamano Norma e Giuditta. Classe 1922 e classe 1924, due donne diverse, con ideali comuni, due donne del secolo passato che nel presente sarebbero, sono, qui con noi, in questa piazza, condividendo il senso e gli intenti della manifestazione, la sua semplicità e forza.

    Avevano la licenza elementare, amavano leggere e informarsi.
    Non avevano avuto la possibilità di studiare, ma invitavano allo studio e alla serietà nell’impegno scolastico.
    Avevano conosciuto il duro lavoro, quello sotto “il padrone”, quello senza dignità e diritti, per questo si batterono, in modi diversi – nella fabbrica e nella “bottega” – perché il lavoro fosse sempre svolto nel rispetto delle persone, chiunque lo svolgesse.
    Avevano conosciuto la violenza quella vera – delle botte e insieme delle parole – per questo educavano alla convivenza pacifica e alla mitezza. Non sopportavano le grida, le urla, gli schiamazzi inutili.
    Erano vissute nel ventennio della brutalità maschile – quella brutalità che ancora oggi in certi palazzi si pratica e che addirittura si vuole legittimare tramite il ‘dio denaro’ – per questo pretendevano rispetto e parità, come cittadine e come donne.
    Erano cresciute quando iscriversi ad un partito o ad un sindacato era proibito, dove bisognava stare al posto in cui altri ti mettevano, per questo amavano la libertà, nelle scelte e nella vita. Si schieravano, in pubblico.
    Non erano dedite al martirio femminile o alla retorica della “piacevole sottomissione”, nelle situazioni difficili si rimboccavano le maniche, anche quando gli uomini cari erano lontani o purtroppo non c’erano più.
    Non erano puritane, gradivano la bellezza della vita, da coltivare sempre nel rispetto delle persone, delle donne e degli uomini.
    Sapevano e insegnavano quanto il corpo fosse solo parte dell’esistenza, non l’esistenza, per questo amavano il decoro e avevano a cuore la salute.

    Erano donne come tante ce ne sono state nella storia, nel Novecento, nell’epoca della Repubblica italiana nata dalla Resistenza.

    Difendevano la loro dignità con forza, e per questo si sono sentite oltraggiate da personaggi che hanno fatto in tempo a vedere dagli schermi della televisione per quasi un decennio.
    Hanno sempre auspicato un’Italia immagine e specchio della donna dedita al bene comune, ma anche degli uomini per bene, i “galant’oman”. Garbate e fiere, credevano nella cittadinanza, una cittadinanza costruita insieme da uomini e donne. Non si rassegnavano, anche nei momenti più difficili.
    Ai loro occhi era possibile far vincere la speranza.

    Grazie perché anche Norma e Giuditta, le mie nonne, sono qui con noi e sentono che la speranza può farcela.

    Thomas Casadei

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