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	<title>Nelle tue mani &#187; Energia</title>
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	<description>Proposte per il PD e per l&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>Germania, energia comune La sfida di 900 centrali municipali &#8211; di Barbara Ciolli</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su http://www.lettera43.it Mentre l&#8217;Italia, schiacciata dalla crisi, studia come vendere il patrimonio statale e liberalizzare settori, in Germania le società pubbliche di servizi riconquistano fette di mercato, lanciando la sfida ai colossi privati. Il campo più in espansione è quello dell&#8217;energia, dove, nell&#8217;ultimo decennio, numerosi Comuni hanno fondato nuove aziende, di proprietà al 100% municipale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato su <a href="http://www.lettera43.it/ambiente/34783/germania-energia-pubblica.htm">http://www.lettera43.it</a></p>
<p>Mentre l&#8217;Italia, schiacciata dalla crisi, studia come vendere il patrimonio statale e liberalizzare settori, in Germania le società pubbliche di servizi riconquistano fette di mercato, lanciando la sfida ai colossi privati.<br />
Il campo più in espansione è quello dell&#8217;energia, dove, nell&#8217;ultimo decennio, numerosi Comuni hanno fondato nuove aziende, di proprietà al 100% municipale, che forniscono corrente elettrica e riscaldamento per lo più attraverso impianti da fonti rinnovabili. Come proposito per il nuovo anno, l&#8217;amministratore delegato della Lega delle società comunali (Vku) Hans-Joachim Reck ha annunciato investimenti per circa 10 miliardi di euro, per far salire entro i prossimi 15 anni la loro produzione di energia dal 10 al 25%.<br />
<strong>L&#8217;ERA DELLE CENTRALI PUBBLICHE.</strong> «Si tratta di una percentuale più che raddoppiata», ha sottolineato il top-manager, «che, con un po&#8217; di buona volontà, contiamo di raggiungere in 10 anni». Le risorse aggiuntive andranno a finanziare soprattutto centrali da fonti alternative, come i grandi parchi eolici, e a combustibili fossili, come gli impianti termici a carbone. «Siamo di fronte a un&#8217;era di centrali pubbliche», ha dichiarato Reck, sollecitando anche l&#8217;istituzione di un ministro dell&#8217;Energia.</p>
<h3>La legge sulle energie rinnovabili favorisce i consorzi pubblici</h3>
<p>Indubbiamente, il balzo in avanti del settore è stato favorito dall&#8217;ultima legge del governo tedesco sulle energie rinnovabili (Eeg), varata dalla cancelliera Angela Merkel nel 2009. Poi la svolta contro il nucleare decisa nel 2011, dopo il disastro di Fukushima, ha dato il colpo di grazia a <a href="http://www.lettera43.it/ambiente/12140/reattori-contro-la-merkel.htm" target="_blank">multinazionali come Rwe</a> (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk), secondo colosso energetico della Germania, che ha fatto causa contro la decisione di Berlino di fermare i reattori.<br />
Il primo, E-on, maggiore gruppo energetico d&#8217;Europa e gestore del più alto numero di centrali nucleari in Germania, ha preferito prendere tempo, potenziando gli impianti e i progetti pilota nel per le fonti alternative, anche beneficiando di incentivi statali.<br />
<strong>OLTRE 900 CENTRALI COMUNALI.</strong> Con l&#8217;offensiva promessa dai circa 1.400 imprenditori pubblici riuniti nell&#8217;associazione, per i privati la torta del business si restringerà ancora. I Comuni titolari delle oltre 900 centrali cittadine sono diventati competitivi con i colossi soprattutto da quando, negli ultimi anni, hanno concentrato gli impianti inizialmente autonomi in grossi consorzi.<br />
A differenza delle grandi fattorie eoliche offshore e dei mega parchi fotovoltaici inaugurati dalle multinazionali, nel Mar Baltico e all&#8217;estero, le centrali comunali sono tutti piccoli impianti decentrati per la fornitura di energia. Ma sono tanti e, riunendosi insieme, hanno fatto la forza.<br />
<strong>LA GUERRA AI PRIVATI.</strong> Non è la prima volta che, in Germania, i top-manager pubblici promettono guerra ai gruppi energetici privati. Sempre nel 2011, lo scorso ottobre, il consorzio delle otto maggiori società comunali di centrali da fonti rinnovabili, Berlino in testa, aveva annunciato massicci investimenti (10 miliardi di euro in 10 anni) per portare a 10 gigawatt le prestazioni delle centrali.<br />
Solo la rete di centrali pubbliche di Mannheim, quotata in borsa, aveva preventivato una spesa di circa 1 miliardo e mezzo di euro entro il 2020, per potenziare e creare nuovi parchi eolici.</p>
<h3>Le società comunali rilevano le controllate delle multinazionali</h3>
<p>Per dimostrare ai contribuenti che ne vale la pena, le aziende comunali hanno citato anche gli studi di alcuni esperti del settore, secondo i quali, con una copertura sempre più capillare di impianti pubblici decentrati, la fetta di mercato dei quattro maggiori gruppi privati crollerà dall&#8217;attuale 85% al 60%.<br />
Al contrario delle privatizzazioni, avviate negli Anni &#8217;90 ma rivelatesi fallimentari, in Germania il trend del ritorno al pubblico ha dato buoni frutti, soprattutto nell&#8217;ultimo quinquennio. Nel 2009, per esempio, un consorzio comunale ha rilevato una società minore, controllata dalla E-on. E numerose acquisizioni da privati sono state compiute nel distretto industriale della Ruhr.<br />
<strong>LE BOLLETTE SGONFIATE.</strong> I cittadini hanno apprezzato il ritorno al pubblico soprattutto perché, con gli impianti alternativi, le bollette si sono sgonfiate e il modello di sviluppo è apparso più sostenibile. Dunque, alla lunga, salutare per il territorio e i suoi abitanti.<br />
In un Paese dove, nonostante la crisi internazionale, l&#8217;export e i consumi privati hanno continuato a crescere, le amministrazioni cittadine hanno ancora risorse da investire per il miglioramento della qualità della vita.<br />
<strong>PRESSING SUL GOVERNO.</strong> A dicembre, l&#8217;istituto per la ricerca di mercato Gfk ha registrato un indice dei consumi in crescita dal mese precedente da 5,4 a 5,6 punti. In questo clima di generale ottimismo, nell&#8217;intervista rilasciata alla <em>Süddeutsche Zeitung</em>, il rappresentante i manager comunali hanno deciso di battere il ferro finché è caldo.<br />
«Da Berlino serve un piano più deciso e dettagliato per riconvertire le centrali alle energie alternative» ha spronato il governo Reck.</p>
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		<title>L&#8217;energia elettrica da fonti eolica e fotovoltaica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 18:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le reti di trasmissione e distribuzione. La produzione di Enzo Annino Il Senso della Repubblica &#8211; Anno V n. 11 Novembre 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le reti di trasmissione e distribuzione. La produzione</p>
<p>di Enzo Annino</p>
<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/11/SR_Novembre_11.pdf">Il Senso della Repubblica &#8211; Anno V n. 11 Novembre 2011</a></p>
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		<title>Rifiuti, la nuova rivoluzione nasce un&#8217;industria ecosalutare</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 16:36:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È la nutri-energetics, settore economico alla ricerca del recupero degli scarti per nuove soluzioni alimentari ed energetiche. Così da superare il conflitto finora insanabile tra fame e necessità energetiche. Un mondo che è solo agli inizi, ma offre già spunti interessantidi PAOLO PONTONIERE &#160; SAN FRANCISCO - È possibile risolvere la dicotomia che si è creata tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/11/biomasse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4036" title="biomasse" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/11/biomasse-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px; font-weight: bold;">È la</span><em style="font-size: 15px; font-weight: bold;"> nutri-energetics</em><span class="Apple-style-span" style="font-size: 15px; font-weight: bold;">, settore economico alla ricerca del recupero degli scarti per nuove soluzioni alimentari ed energetiche. Così da superare il conflitto finora insanabile tra fame e necessità energetiche. Un mondo che è solo agli inizi, ma offre già spunti interessanti</span><em style="font-size: 15px; font-weight: bold;">di PAOLO PONTONIERE</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SAN FRANCISCO </strong>- È possibile risolvere la dicotomia che si è creata tra le esigenze alimentari della popolazione mondiale, sopratutto quelle dei paesi emergenti, e quelle energetiche del mondo industrializzato, che ha bisogno di quantità crescenti di carburanti, soprattutto biocarburanti? E’ possibile ovvero risolvere la competizione — più volte denunciata dal Nobel Muhammad Yunus e da Lester Brown — tra il piatto e il serbatoio dell&#8217;auto in maniera tale che tutti vincano? Un quesito epocale che fino a qualche anno fa sarebbe stato addirittura impossibile formulare: ma grazie a sviluppi tecnologici di portata rivoluzionaria, un’ipotesi avveniristica s’è trasformata di recente in una sfida possibile. Alla quale stanno rispondendo non solo i filosofi e i futuristi, ma che sta stimolando l’industria &#8211; anche quella petrolifera &#8211; a rinnovarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E gli scarti diventano un tesoro</strong>. A cercare una risposta è per esempio il settore della <em>nutri-energetics</em>, nel quale convergono gli interessi delle industrie nutraceutica (combinazione di &#8216;nutrizionale&#8217; e &#8216;farmaceutica&#8217;), alimentare, biotecnologica e di quella delle energie rinnovabili. Sebbene sia appena agli albori, si tratta di un compartimento industriale che fa già sognare gli operatori economici e i guru dell’innovazione, tanto che c&#8217;è chi sostiene che potrebbe rendere obsoleto lo sfruttamento delle derrate alimentari per la produzione dei biocarburanti. E non solo: potrebbe anche trasformare le biomasse di scarto dell’industria energetica e i rifiuti dell’industria alimentare in prodotti nutraceuticali dalle caratteristiche curative, in proteine per l’alimentazione umana (o animale) e in fertilizzanti biologici. Certo per adesso si tratta di esperienze pilota dal valore finanziario difficilmente quantificabile, ma non per questo sono meno significative, soprattutto se si tiene conto che l’industria nutraceutica &#8211; che ha visto la luce solo qualche anno fa &#8211; entro il 2015 è destinata a raggiungere i 250 miliardi di dollari di fatturato. Un recente rapporto del <em>Wall Street Journal </em>sostiene inoltre che si tratta di settori che svolgeranno un ruolo trainante nel nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e rinnovabile al quale puntano i paesi avanzati in questo crepuscolo di recessione economica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un&#8217;industria virtuosa</strong>. Non si tratta necessariamente di esperienze startup, come ci si potrebbe aspettare da questo tipo di innovazioni. In molti casi a prendere l’iniziativa sono aziende multinazionali come l&#8217;olandese DSM o la BP Alternative Energy Ventures, che hanno annunciato un finanziamento alla Verdezyne, uno dei leader del settore, per cominciare a produrre acido adipico &#8211; composto usato tra l’altro anche per produrre lubrificanti industriali e moquette &#8211; dalla fermentazione della biomassa di rifiuto generata producendo etanolo. Lo stesso prodotto si ottiene tradizionalmente dalla raffinazione del petrolio. Un’altra esperienza è quella della brasiliana Amyris, anche lei nel settore dei biocarburanti, che dalla biomassa di scarto dei suoi distillati ha deciso di estrarre farnesene, un isomero che può essere usato come base per cosmetici biologici e che in natura viene sintetizzato come anti parassitario da alcune specie di patate. Simili anche le esperienze delle statunitensi Aurora Algae e la Cellana. Le due aziende, che operano nel settore dei biocarburanti ricavati dalle alghe, dai loro scarti estraggono nutraceuticali che possono essere usati come integratori dietetici e cibo per l’acquacultura, mentre l’italiana AgrOils Technologies (settore biodisel) ha sviluppato, in collaborazione con la Creagri, un metodo per l’estrazione di principi biologici attivi dalle scorie di una pianta tropicale &#8211; la Jatropha curca &#8211; che gli rimangono per le mani dopo averne estratto gli oli per la produzione di biocarburanti. Non solo: mentre prima del trattamento le scorie erano tossiche, dopo la lavorazione della AgrOils diventano utilizzabili per produrre proteine per l’alimentazione umana ed animale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C&#8217;è anche l&#8217;industria biofarmaceutica</strong>. Secondo Heather Youngs, analista bioenergetica dello <em>Energy Bioscience Institute </em>della Berkeley University, si tratta di un trend destinato a durare: &#8220;È un buon metodo per risolvere il problema della gestione dei rifiuti, uno dei problemi più pressanti e costosi di quest’industria”, ha affermato la Young. “Quei sottoprodotti &#8211; continua &#8211; hanno una profittabilità maggiore del biodiesel che invece tende a produrre profitti molto bassi, sopratutto tenendo conto del fatto che l’industria dei integratori dietetici e quella cosmetica sono costantemente alla ricerca di nuovi ingredienti per creare cibi e bevande funzionali e nuovi prodotti per la cura della persona”. Anche l’industria biofarmaceutica sta puntando sui composti ricavati dai coprodotti dell’industria agricola. Un recente rapporto del bimestrale Pharma, il maggiore periodico scientifico dell’industria farmaceutica mondiale, sosteneva la validità dell’uso dell’idrossitirosolo e delle catechine &#8211; due classi di molecole che si possono estrarre dai rifiuti dell’olio d’oliva e dalla lavorazione degli scarti delle pere, delle pesche e delle mele &#8211; nella lotta ai superbatteri che stano causando la gran parte delle contaminazioni alimentari del nostro tempo, batteri che sono immuni all’uso dei normali antibiotici a largo spettro che si usano in questi casi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non disperdere niente</strong>. Il problema dell’utilizzo dei coprodotti è particolarmente sentito dall’industria agricola e da quella alimentare, che hanno a che fare con quantità crescenti e difficilmente gestibili dei derivati del loro processo produttivo. Per fare un esempio, le acque di scarico per la produzione dell&#8217;olio d&#8217;oliva, solo nel bacino del Mediterraneo, superano i cinque miliardi di litri annuali. Come confronto, si pensi che l&#8217;incidente della DeepSea Horizon ha sversato &#8216;solo&#8217; 651 milioni di litri di petrolio nell’Atlantico. In California, per affrontare questo problema di recente s’è costituito un consorzio di aziende ed istituti accademici. Le soluzioni esaminate variano dalla liofilizzazione della biomassa alla loro digestione in una camera di fermentazione. Sistemi che, oltre a creare le condizioni ideali per l’estrazione di molecole utili al sistema cardiovascolare e digerente, permette anche di produrre gas naturali per il consumo energetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/04/news/rifiuto_ecosalutare-24193658/?ref=HREC2-2" target="_blank">La Repubblica, 4 novembre 2011</a></p>
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		<title>NEW YORK VUOL ESSERE LA GRANDE MELA VERDE</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 16:18:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Big Apple punta a diventare una Green Apple. Il piano per l&#8217;ambiente del sindaco di New York Michael Bloomberg è molto ambizioso. E si riassume nella formula: meno 30% di emissioni entro il 2030. L&#8217;obiettivo fa parte del PlaNYc- New York City Plan e mira all&#8217;abbattimento delle polveri e dei rifiuti. Le vie scelte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Big Apple punta a diventare una Green Apple. Il piano per l&#8217;ambiente del sindaco di New York Michael Bloomberg è molto ambizioso.</p>
<p>E si riassume nella formula: meno 30% di emissioni entro il 2030.</p>
<p>L&#8217;obiettivo fa parte del PlaNYc- New York City Plan e mira all&#8217;abbattimento delle polveri e dei rifiuti. Le vie scelte sono il fotovoltaico e il minieolico. Gli edifici saranno ristrutturati in un&#8217;ottica di risparmio energetico e sarà istituita una rete di autobus elettrici. Spazio sarà dato anche alle bici, con 10 mila veicoli per il bike sharing in 600 stazioni con abbonamenti a 100 dollari l&#8217;anno. Per i rifiuti si punta a ridurre gli sprechi del 75%, grazie a prodotti a basso impatto ambientale e a una riduzione del packaging.</p>
<p>20/10/2011 Corriere della Sera &#8211; Sette Green &#8211; N.4 &#8211; 20 ottobre 2011 Pag. 13</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Energie rinnovabili : pulite convenienti e dunque scomode</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 16:12:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Nicola Cipolla Lo sviluppo impetuoso del fotovoltaico e delle altre rinnovabili costringe esponenti delle privatizzate Enel, Eni e Terna e dell&#8217;Assoelettrica e della Confindustria a dare conto ogni giorno sulla stampa di un conflitto di interessi sorto al loro interno. La Repubblica dell&#8217;8 ottobre riportando il pensiero di uno degli esponenti dell&#8217;Assoelettrica, sostiene, tra l&#8217;altro, che: «Ogni 1.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nicola Cipolla</p>
<p>Lo sviluppo impetuoso del fotovoltaico e delle altre rinnovabili costringe esponenti delle privatizzate Enel, Eni e Terna e dell&#8217;Assoelettrica e della Confindustria a dare conto ogni giorno sulla stampa di un conflitto di interessi sorto al loro interno.</p>
<p>La Repubblica dell&#8217;8 ottobre riportando il pensiero di uno degli esponenti dell&#8217;Assoelettrica, sostiene, tra l&#8217;altro, che: «Ogni 1.000 mw di energia da fonte rinnovabile che entra in funzione i produttori da fonti tradizionali perdono nel loro insieme 100 milioni di euro di margini». Dato che siamo già ad oltre 12.000 mw per il solo fotovoltaico complessivamente, ad oggi, si tratterebbe di una &#8220;perdita&#8221; di oltre 2 miliardi. E non è che un inizio perché, come è noto, l&#8217;Italia si trova in grave ritardo rispetto a paesi, come la Germania, con situazioni ambientali meno favorevoli (specie per il solare e l&#8217;idroelettrico).</p>
<p>Agli italiani può interessare di più, invece, conoscere per ogni 1.000 mw di rinnovabili: 1. quante emissioni di Co2 e di altri inquinanti si risparmiano allontanando il pericolo del riscaldamento dell&#8217;atmosfera oltre i 2 gradi previsti dall&#8217;Ipcc dell&#8217;Onu come &#8220;punto di non ritorno&#8221; per evitare il disastro ambientale evocato dagli accordi di Kyoto; 2. quanto si risparmia sul costo delle importazioni di materie prime energetiche che rappresentano l&#8217;85 per cento dei consumi italiani; 3. quanti nuovi posti di lavoro si creano in questo settore che in tutto il mondo, negli anni di crisi, è l&#8217;unico che ha realizzato costanti aumenti di investimenti e di occupazione; 4. quanta parte di questi 100 milioni deriva dal fatto che, a seguito delle privatizzazioni dell&#8217;Enel e dell&#8217;Eni, l&#8217;energia elettrica in Italia, a carico di molte famiglie e di tutte le imprese, soprattutto industriali, costa circa il 30 per cento in più rispetto ad altri paesi europei.</p>
<p>Agostino Conte, esponente di Confindustria, ha fatto alcune considerazioni (La Repubblica 17/10 u.s.) sul «costo troppo alto» (se lo dice lui!) degli attuali meccanismi &#8220;regolatori&#8221; del mercato energetico che stimolano una riflessione sulle conseguenze delle privatizzazioni.Con queste, promosse dai governi, Dini, Amato, Ciampi e Prodi, la missione di Enel ed Eni è divenuta quella di ottenere il massimo profitto per gli azionisti.</p>
<p>L&#8217;Enel, in base alle imposizioni comunitarie della Ue, improntate al dogma del neoliberismo imperante, non può superare il 50 per cento della produzione ed è quindi stato costretto a cedere gli impianti eccedenti a gruppi privati o privatizzati. Questi si sono lanciati a costruire moderni impianti a ciclo combinato al di là di ogni capacità di assorbimento del nostro mercato elettrico (57.000 mw il picco della richiesta elettrica e 110.000 mw la potenza installata finora). Come dice Agostino Conte, gli impianti sono stati collocati solo «dove è stato possibile avere le autorizzazioni dimenticando però che era anche necessario collegarli al sistema elettrico e che quindi bisognava autorizzare anche lo sviluppo delle infrastrutture di rete. Questo proliferare di impianti senza reti ha prodotto aree del paese che hanno troppa energia rispetto a quella che consumano e aree che al contrario che presentano grossi deficit». «Il prezzo dell&#8217;energia» &#8211; è sempre Conte che parla &#8211; «è fissato attraverso il meccanismo pay as bid, ovvero, l&#8217;energia si paga a prezzo di offerta (sembra paradossale ma l&#8217;energia viene ancora fatta pagare al prezzo dell&#8217;ultimo che viene chiamato a produrre che ovviamente è il più alto)».</p>
<p>L&#8217;Enel, poi, indebitandosi, ha acquistato all&#8217;estero centrali elettriche, tra cui catorci atomici, tipo Cernobyl, in Slovacchia (come sono avvenute le privatizzazioni nei paesi ex comunisti è noto!) e partecipa alle spese dell&#8217;interminabile costruzione della centrale atomica di Flamanville, dell&#8217;Edf, che rinvia la sua entrata in funzione al 2016, rispetto alla previsione iniziale del 2010, portando l&#8217;esborso infruttifero dell&#8217;Enel a oltre 900 milioni. Al servizio di questi debiti sono utilizzati gli introiti &#8220;di cassa&#8221; in gran parte provenienti dalle bollette italiane. Queste avventure estere dell&#8217;Enel, ampiamente sponsorizzate da giornalisti compiacenti, possono soddisfare le ambizioni dei suoi dirigenti ma non portano nessun aiuto all&#8217;economia italiana. Il bilancio della privatizzazione dell&#8217;energia in Italia è persino più disastroso di quello della privatizzazione dell&#8217;acqua. Prima di procedere ad altre privatizzazioni bisogna prendere consapevolezza di questo disastro. Occorrerebbe una Commissione di inchiesta parlamentare, sostenuta dai movimenti e dalle organizzazioni scientifiche e di massa, che stimoli una presa di coscienza dell&#8217;opinione pubblica non solo delle vicende della privatizzazione ma anche della necessità, nel più breve tempo, della sostituzione globale dell&#8217;energia fossile con le rinnovabili.</p>
<p>In questa situazione, visto che l&#8217;Ue impone l&#8217;assorbimento prioritario in rete di tutta l&#8217;energia rinnovabile, la posizione di Terna si sta differenziando da quella degli altri operatori.</p>
<p>Nel maggio scorso, l&#8217;assemblea dei soci aveva eliminato nel Cda il rappresentante dell&#8217;Enel (Il Sole 24 Ore 14/5/2011). Ora Flavio Cattaneo propone, oltre alla creazione di nuove linee, di costruire impianti idroelettrici di ripompaggio e grandi accumulatori di energia che funzionino, su più larga scala, come le batterie di un&#8217;automobile (l&#8217;uovo di Colombo specie se esteso agli impianti più piccoli). Si sviluppa, perciò, un attacco concentrico contro Terna e la sua pretesa di volere temperare ad una norma comunitaria per favorire l&#8217;immissione in rete delle rinnovabili.</p>
<p>Il rappresentante dell&#8217;Assoelettrica arriva a sostenere che esiste un contrasto tra il carattere neutrale verso tutti i produttori della rete di Terna e la sua forma giuridica di s.p.a. che tende al massimo profitto. Bene!</p>
<p>Allora ripubblicizziamo Terna, tutti gli impianti idroelettrici e le reti!</p>
<p>Invece, ad esempio sul Corriere della Sera del 26/9, si paventa la possibilità che il kwh da fonte rinnovabile diventi economico troppo presto, cioè raggiunga entro il 2015 la cosiddetta grid parity con il kwh da fonti fossili. Mentre si moltiplicano gli esempi di grandi industrie che si impegnano in questo campo: «Falck Renewables vola in borsa», scrive Il Sole 24 Ore dell&#8217;8 ottobre, dopo l&#8217;inaugurazione in Sardegna di un grande parco eolico. Il governo Berlusconi ostacola, come abbiamo visto, l&#8217;attuazione dei referendum e ritarda l&#8217;esecuzione di misure già previste: «Pacchetto energia al palo» protesta Il Sole 24 Ore dello stesso giorno. Ma, cosa ancora più grave, su iniziativa della Lega Nord, si vuole introdurre sul cosiddetto decreto per lo sviluppo una misura di blocco delle rinnovabili nel Mezzogiorno. Si vuole togliere al sud, che gode di un maggiore numero di ore di sole, una parte degli incentivi per trasferirli al nord, privando, così il Mezzogiorno dei mezzi per uscire dalla crisi economica e colmare il secolare divario nord-sud. In risposta alle osservazioni di Agostino Conte si scomoda il sottosegretario all&#8217;energia Stefano Saglia (La Repubblica del 24/10 u.s.) che conferma l&#8217;ostruzionismo del governo: «&#8230;che punta ad uno sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili evitando di sovraccaricare il sistema. Le energie rinnovabili devono svilupparsi ma nel rispetto delle regole di sicurezza della rete. Pertanto per le rinnovabili puntiamo ad una revisione degli incentivi» &#8211; naturalmente al ribasso &#8211; «e ad eventuali limiti alla potenza installabile nei casi di pericolo per la sicurezza del sistema».</p>
<p>Insomma, per favorire gli interessi di un gruppo di oligopolisti elettrici, si blocca la possibilità di sviluppo per il paese.</p>
<p>Berlusconi ha detto che per il nuovo piano non ci sono soldi pubblici da investire in infrastrutture e si appresta, sotto la pressione della Ue e dei due principali paesi, Francia e Germania, ad attaccare di nuovo le pensioni e stimolare la vendita indiscriminata del patrimonio dello Stato pur di non colpire i grandi patrimoni, a cominciare dal suo, mentre blocca l&#8217;unico settore industriale non in crisi. Come abbiamo più volte sottolineato la Germania occupava al 31 dicembre 2010 oltre 350.000 unità nel settore delle rinnovabili, l&#8217;Italia solo 60.000. Se si eliminano gli ostacoli, accettando le domande già presentate per l&#8217;eolico, circa 80.000 mw e lo sviluppo naturale degli impianti fotovoltaici, che dopo la Puglia in gran parte sono collocati in regioni come la Lombardia, l&#8217;Emilia e il Piemonte, si potrebbe, in un paio di anni, raggiungere e superare la Germania, creando così 300.000 posti di lavoro.</p>
<p>I riflessi degli incentivi sulle bollette sarebbero annullati dall&#8217;abolizione della pay as bid allineando il prezzo dell&#8217;energia al costo degli impianti più moderni ed efficienti, favorendo e programmando così, come ha fatto la Germania per il nucleare, l&#8217;eliminazione dal mercato degli impianti ad olio combustibile, a carbone e a gas, bloccando la concessione di nuove autorizzazioni e aprendo al nostro paese, per i prossimi decenni, una prospettiva di avanguardia nel processo mondiale di cambiamento del modello energetico.</p>
<p>Su queste questioni qual è l&#8217;atteggiamento del centro-sinistra parlamentare? In ogni caso possono essere determinanti le iniziative del movimento ambientalista, vincitore dei due referendum, a partire dalla manifestazione di Porto Tolle, con una mobilitazione a livello nazionale dell&#8217;opinione pubblica, per un nuovo più avanzato trattato che sviluppi e migliori il cammino iniziato con gli accordi di Kyoto.</p>
<p>Occorre, soprattutto, che il movimento giovanile, che si è sviluppato nel corso di questi mesi, assuma, tra le sue legittime rivendicazioni di difesa del proprio futuro, una svolta energetica che non solo salverà la loro vita e quella dell&#8217;umanità sulla terra ma darà loro anche prospettive di lavoro aprendo una nuova via di sviluppo economico e anche di democrazia e di pace.</p>
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<p>30/10/2011 Il Manifesto &#8211; Ed. nazionale Pag. 15</p>
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		<title>Special report on renewable energy sources and climate change mitigation</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 21:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scarica il rapporto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Scarica il rapporto" href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/09/IPCC_SRREN_SPM.pdf" target="_blank">Scarica il rapporto</a></p>
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		<title>Nelle Langhe energia dai rifiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 21:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ambiente. La cementeria Buzzi-Unicem trasforma la spazzatura in «carbonverde» PROCESSO INNOVATIVO Dall&#8217;immondizia conferita da 55 omuni si ricava un combustibile pulito che abbatte drasticamente le emissioni di CO2 TARGET La produzione iniziale sarà di 10mila tonnellate l&#8217;anno, ma l&#8217;obiettivo è di salire a 35mila tonnellate entro i prossimi tre-quattro anni &#160; Mentre il Comune di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/09/Energia_dai_rifiuti_con_carbonverde.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3940" title="Energia_dai_rifiuti_con_carbonverde" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/09/Energia_dai_rifiuti_con_carbonverde-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Ambiente. La cementeria Buzzi-Unicem trasforma la spazzatura in «carbonverde»</p>
<p>PROCESSO INNOVATIVO Dall&#8217;immondizia conferita da 55 omuni si ricava un combustibile pulito che abbatte drasticamente le emissioni di CO2</p>
<p>TARGET La produzione iniziale sarà di 10mila tonnellate l&#8217;anno, ma l&#8217;obiettivo è di salire a 35mila tonnellate entro i prossimi tre-quattro anni</p>
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<p>Mentre il Comune di Napoli deve chiedere aiuto all&#8217;Olanda per smaltire la spazzatura e uscire dall&#8217;emergenza, c&#8217;è una parte del Paese, sia pure piccola in termini demografici, che sta trasformando i rifiuti in materia prima per produrre energia. Una fonte &#8220;rinnovabile&#8221; che aiuta a risolvere anche un altro problema:</p>
<p>quello delle discariche che nessuno, comprensibilmente, vuole vicino casa. Siamo in provincia di Cuneo, tra Langhe e Roero, dove il consorzio per il trattamento dei rifiuti Alba-Bra che raccoglie 55 Comuni compreso quello di Barolo, ha deciso di passare alla fase operativa dopo due anni di sperimentazione del &#8220;carbonverde&#8221; o Cbv, un combustibile di qualità utilizzabile nei forni delle cementerie (dopo qualche modifica) e nelle centrali elettriche. Il Cbv è ottenuto trattando con un processo innovativo quel che resta dei rifiuti solidi urbani dopo il recupero della differenziata.</p>
<p>«Cominciamo col chiarire una cosa: non confrontiamo le formiche con gli elefanti. E noi siamo le formiche».</p>
<p>Gianni Ranieri, presidente del consorzio mette le mani avanti. Gli abitanti dell&#8217;area interessata non arrivano a 170mila, mentre solo Napoli ne conta circa un milione, a cui bisogna aggiungerne almeno altri due dell&#8217;hinterland. «In un&#8217;area come la nostra, dove la differenziata è intorno al 53% e punta ad arrivare al 60 entro fine anno &#8211; spiega Ranieri insieme al direttore tecnico Piero Bertolusso &#8211; un progetto del genere è più semplice rispetto ad una realtà come quella napoletana».</p>
<p>Questo però nulla toglie al valore dell&#8217;operazione che la comunità locale «con un mix di consenso e responsabilità» sta portando avanti insieme al gruppo Buzzi-Unicem, il secondo produttore italiano di cemento, uno dei più importanti in Europa. «Un&#8217;utopia, quella di eliminare le discariche, che è diventata una sfida» sintetizza Ranieri.</p>
<p>Dopo due anni di sperimentazione, nei giorni scorsi i sindaci hanno approvato all&#8217;unanimità il progetto del consiglio di amministrazione del consorzio. «Manca solo il parere dell&#8217;Autorità d&#8217;ambito e poi potremo inviare l&#8217;ordine definitivo a Buzzi &#8211; afferma Ranieri &#8211; per avviare la prima fase del progetto all&#8217;inizio del 2012 e cominciare a produrre 10mila tonnellate all&#8217;anno di combustibile. Nella seconda fase possiamo arrivare a produrne 30-35mila, ma se ne riparlerà quando si chiarirà il quadro delle autorizzazioni e saranno individuate le risorse necessarie».</p>
<p>L&#8217;obiettivo comunque è di completare il progetto entro 3-4 anni, giusto in tempo per quando l&#8217;unica discarica del consorzio sarà satura. «La &#8220;fase due&#8221; è a discarica-zero» assicura Ranieri. «Una svolta &#8211; aggiunge &#8211; perché la trasformazione completa dell&#8217;impianto di trattamento, consentirà di smaltire tutto l&#8217;&#8221;RSU tal quale&#8221; prodotto dai 55 comuni, senza la necessità nuove discariche».</p>
<p>Il primo passo è inserire nell&#8217;impianto di trattamento rifiuti il &#8220;Rocket&#8221;, un mulino per la macinazione ultrafine derivato da un demolitore di elettrodomestici. La macinazione, però, è solo l&#8217;ultima fase del trattamento a cui viene sottoposto il cosiddetto &#8220;RSU tal quale&#8221; (la parte di residua di rifiuti urbani, compresa la frazione secca, dopo il recupero della differenziata). Prima della macinazione, i rifiuti vengono bio-stabilizzati, privati del cloro che danneggia il cemento e arricchiti con rifiuti speciali secchi ad alto potere calorifico. Il processo, messo a punto dalla Buzzi, produce un combustibile secco «omogeneo e costante che brucia molto meglio» sia del CDR sia del CDR di qualità (prodotti con la sola frazione secca).</p>
<p>&#8220;Carbonverde&#8221; è un nome senz&#8217;altro ammiccante scelto da Buzzi per dare l&#8217;idea di un carbone &#8220;pulito&#8221; ottenuto da una fonte&#8230; rinnovabile. E in parte questo è vero: usato in sostituzione del pet coke (residuo della lavorazione del petrolio) permette di ridurre le emissioni complessive di CO2, non produce diossine perché in cementeria brucia a 1400 gradi invece degli 800 dell&#8217;inceneritore e, infine, non lascia residui perché le ceneri, prodotte in quantità minima, vengono inglobate nel cemento. Quanto alle altre emissioni, «le autorizzazioni già ottenute da Buzzi confermano &#8211; assicura Ranieri &#8211; che il carbonverde ne produce meno del combustibile attuale».</p>
<p>Gli investimenti necessari, una decina di milioni in tutto, di cui 8 per adeguare l&#8217;impianto per la fase-due,</p>
<p>sono di poco superiori al costo di una nuova discarica, che economicamente «resta la soluzione più vantaggiosa» ma anche quella meno praticabile dal punto di vista sociale.</p>
<p>E Buzzi cosa ci guadagna? Un combustibile di qualità «praticamente a costo zero» con un rendimento calorifico del 60/70% rispetto al pet coke che però costa intorno a 140 euro la tonnellata. Tanto che il gruppo cementiero è disponibile a contribuire ai costi di trasporto con una decina di euro la tonnellata. Cosa che al consorzio non dispiace affatto, visto che oggi spende 950mila euro per smaltire 10mila tonnellate in Lomellina, a più di 100 km di distanza dal cunese.</p>
<p>L&#8217;esperimento di Alba-Bra sta già facendo scuola in tutta la provincia Granda che conta altri tre consorzi ed è già stata premiata come realtà virtuosa nel ciclo dei rifiuti. La cementeria Buzzi-Unicem di Robilante è già autorizzata a bruciare 110mila tonnellate di CBV all&#8217;anno. Potenzialmente può smaltire quasi tutto il &#8220;tal quale&#8221; e la &#8220;frazione secca&#8221; della provincia, perciò gli altri consorzi si stanno attrezzando.</p>
<p>19/08/2011 Il Sole 24 Ore Pag. 21</p>
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		<title>&#8220;Global Trends in Renewable Energy Investment 2011”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>

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		<description><![CDATA[La green economy non solo sta rapidamente diventando un settore chiave dell’economia mondiale, ma rappresenta anche un nuovo modello di transizione verso sistemi economici più efficienti, equi e sostenibili &#160; Secondo &#8220;Global Trends in Renewable Energy Investment 2011&#8243;, la relazione annuale sull&#8217;energia rinnovabile del Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente (UNEP) pubblicata lo scorso 5 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La green economy non solo sta rapidamente diventando un settore chiave dell’economia mondiale, ma rappresenta anche un nuovo modello di transizione verso sistemi economici più efficienti, equi e sostenibili</p>
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<div>Secondo &#8220;Global Trends in Renewable Energy Investment 2011&#8243;, la <a href="http://www.unep.org/Renewable_Energy_Investment/">relazione </a>annuale sull&#8217;energia rinnovabile del Programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente (UNEP) pubblicata lo scorso 5 luglio, nel 2010 gli investimenti nel campo dell&#8217;energia verde sono aumentati nel mondo di quasi un terzo: 211 miliardi USD (circa 149 miliardi di euro) contro i 160 miliardi USD del 2009, con un incremento pari al 540% rispetto al 2004.</div>
<div>Le nazioni in via di sviluppo hanno superato negli investimenti le economie sviluppate: 72 miliardi USD contro 70 miliardi USD; un dato importante, se si pensa che nel 2004 erano solo il 25% del totale.</p>
<p>Tra i dati più significativi: i mercati sud e centroamericani hanno investito 13,1 miliardi USD (+39%); il Medio Oriente e l&#8217;Africa, complessivamente, 5 miliardi USD; le nazioni asiatiche in via di sviluppo, escluse Cina e India, 4 miliardi USD (+ 31%). L&#8217;India ha aumentato gli investimenti fino a 3,8 miliardi USD (+25%) e la Cina è al primo posto della lista con 48,9 miliardi USD (+28%).</p>
<p>Anche la ricerca e lo sviluppo governativi si sono intensificati nel 2010, con un aumento degli investimenti di oltre il 120% quantificabile in oltre 5 miliardi EUR.</p></div>
<div>Secondo gli autori della Relazione, la crescita registrata nel settore delle rinnovabili può svolgere un ruolo chiave per la trasformazione del nostro sistema energetico globale. La Conferenza dell&#8217;ONU sui cambiamenti climatici, che si terrà a Durban in Sudafrica dal 28 novembre al 9 dicembre 2011 e il summit Rio+20 in Brasile del 2012, forniranno l&#8217;opportunità di valorizzare questo importante momento di transizione verso un&#8217;economia verde a basse emissioni di carbonio ed efficiente dal punto di vista delle risorse, dello sviluppo sostenibile e del contrasto alla povertà.</div>
<div>Si stima che, attualmente, circa due milioni di persone lavorino nel settore delle rinnovabili e molti di più siano quelle impiegate in posti di lavoro direttamente o indirettamente collegati all’edilizia sostenibile, senza considerare le ulteriori opportunità offerte dai progetti per rendere più ecologici i settori industriali e di produzione tradizionali.</p>
<p>Nel complesso si ritiene che il percorso di transizione verso la <em>Green Economy</em> sia in grado attivare anche nuovi settori economici e dunque di generare nel medio e nel lungo periodo una quantità di nuove opportunità di lavoro, superiori a quelle perse nella fase di abbandono o di trasformazione dei settori tradizionali.</p>
<p>Per questo le potenzialità occupazionali derivate dal settore “verde” sono ritenute una risorsa reale, sia per i paesi industrializzati e sviluppati, sia per contrastare la povertà dei paesi in via di sviluppo.</p></div>
<div>In particolare quest’ultimo aspetto è stato oggetto di diverse analisi che hanno messo in luce alcune contraddizioni, che emergono anche nella <a href="http://www.unep.org/GreenEconomy/Portals/93/documents/Full_GER_screen.pdf">relazione</a>, sempre pubblicata dall&#8217;UNEP il 21 febbraio scorso: “<em>Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication</em>”.</p>
</div>
<div>Secondo l’analisi proposta, investendo ogni anno l&#8217;1,25% del PIL mondiale nell&#8217;efficienza energetica e nelle risorse rinnovabili si avrebbe un livello di occupazione complessivo superiore del 20% rispetto a quello garantito dalla <em>Brown Economy</em>.</div>
<div>Questi investimenti sarebbero particolarmente importanti per i paesi poveri nei quali un’elevata porzione di PIL deriva dallo sfruttamento delle risorse naturali, per lo più forestali ed idriche, e dunque le potenzialità occupazionali offerte dalla <em>Green Economy, </em><em>oltre a consentire u</em>n uso sostenibile delle risorse ambientali potrebbero essere un mezzo efficace per sconfiggere la povertà ed avviare un processo di crescita virtuosa. Tuttavia proprio in questi paesi, anche nei lavori con finalità ambientali, si registrano troppo spesso cattive condizioni di lavoro. Ne sono esempio l&#8217;industria dell&#8217;elettronica di riciclaggio in Asia e le piantagioni di biocarburanti in America Latina: occupazioni verdi, ma i lavoratori continuano ad essere sfruttati e permangono in condizione di marginalità sociale e di povertà.</div>
<div>La Relazione conclude che la <em>Green Economy</em> può rappresentare uno strumento di affrancamento dalla povertà solo se si introdurranno misure politiche mirate a garantire che i lavori verdi siano anche lavori dignitosi, con redditi sopra il livello di povertà. Nella progettazione del futuro sarebbe dunque indispensabile coinvolgere lavoratori, datori di lavoro e governi in forme nuove di dialogo sociale per guidare la transizione verso politiche più giuste, più informate e più integrate.</div>
<div>Tornando al rapporto UNEP sugli investimenti in rinnovabili, la continua crescita in questo segmento centrale dell&#8217;Economia verde, in un contesto di crisi finanziaria globale, dimostra che l’industria crede nelle prospettive aperte dallo sviluppo dell&#8217;energia sostenibile.</div>
<div>Il mercato mondiale è stato sostenuto soprattutto dall’Europa e ha interessato soprattutto il nostro continente, con importanti realizzazioni anche in altri paesi tra cui la Cina nel cui territorio sono state installate numerose fattorie eoliche.</div>
<div>Un caso particolare, la Cina, guardata con attenzione da tutto il mondo. Sono state costruite colossali fattorie eoliche che, secondo le fonti ufficiali, producono 41,8 GW. Il <em>China Electricity Council</em> alla fine di agosto ha ufficializzato la stima di 22,9 GW eolici<em> grid-connected</em>. Questo significa che nel Paese funzionano almeno 15 GW di impianti non connessi in rete e in grado di generare kWh solo per un ristretto ambito territoriale. Non ci sono altri dati più precisi sulla tipologia di questi impianti, sulla potenza media, sulla loro disseminazione, ma di certo si tratta di installazioni <em>off-grid</em>. E tutto fa supporre che il programma di espansione previsto per i prossimi anni continuerà a svilupparsi anche in questa direzione.</p>
</div>
<div>Sono soprattutto i forti investimenti dei paesi in via di sviluppo che attualmente sostengono la ricerca e l’innovazione e aprono nuovi mercati. In Europa gli investimenti finanziari su larga scala sono diminuiti del 22%, ma questa diminuzione nel 2010 è stata più che compensata da un aumento di progetti su piccola scala, favoriti dai “conti energia” e da una diminuzione del costo dei moduli fotovoltaici (PV).</p>
<p>Gli investimenti in Germania sono cresciuti del 132% &#8211; pari a 34 miliardi USD; in Italia del 59% &#8211; pari a 5,5 miliardi USD; in Francia del 150% -pari a 2,7 miliardi USD; nella Repubblica Ceca del 165% &#8211; pari a 2,3 miliardi USD.</p>
<p>In termini quantitativi nel 2010 l’energia eolica è stata predominante: il 30% in più -pari a 94,7 miliardi &#8211; rispetto all&#8217;anno precedente. Quella solare ha tenuto il passo grazie a maggiori investimenti in progetti su piccola scala, facendo registrare un tasso di crescita del 52% &#8211; pari a 86 miliardi USD nel 2010. Le centrali a biomassa e i termovalorizzatori sono al terzo posto davanti ai biocarburanti, per un totale di 5,5 miliardi USD.</p></div>
</div>
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		<title>Radiazioni A Fukushima raddoppiate le stime.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 15:43:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[08/06/2011 La Stampa – Ed. nazionale Pag. 14 TOKYO Il Giappone ha raddoppiato le stime sulle radiazioni fuoriuscite dall’impianto nucleare di Fukushima: nella settimana dopo il terremoto dell’11 marzo – sostiene la Nisa, l’agenzia per la Sicurezza nucleare e Industriale del Giappone – si sono dispersi nell’atmosfera 770 mila terabecquerel, più del doppio dei 370 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/06/esplosione_fukushima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3837" title="esplosione_fukushima" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/06/esplosione_fukushima-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>08/06/2011 La Stampa – Ed. nazionale Pag. 14</p>
<p>TOKYO Il Giappone ha raddoppiato le stime sulle radiazioni fuoriuscite dall’impianto nucleare di Fukushima: nella settimana dopo il terremoto dell’11 marzo – sostiene la Nisa, l’agenzia per la Sicurezza nucleare e Industriale del Giappone – si sono dispersi nell’atmosfera 770 mila terabecquerel, più del doppio dei 370 mila inizialmente calcolati, pari a sette volte quelli dell’incidente di Three Mile Island, negli Usa, e al 15% di quelli di Cernobyl, in Ucraina. La Nisa ha anche ammesso che la fusione del nucleo in tre reattori è avvenuta in tempi molto più rapidi di quelli stimati in precedenza. I dati sono stati rilasciati in occasione del primo  incontro di una commissione di inchiesta indipendente che dovrà fare luce sulle cause del peggior incidente  nucleare dai tempi di Chernobyl e valutare se, nelle prime fasi dell’emergenza, siano state adottate tutte le misure necessarie da parte delle istituzioni e della Tepco, il gestore dell’impianto disastrato. Il gruppo, che prevede di compilare un rapporto preliminare entro la fine dell’anno, potrebbe ispezionare l’impianto di Fukushima già nel mese in corso, perché – ha indicato il responsabile della commissione, Yotaro Hatamura, professore dell’università di Tokyo ed esperto nell’analisi degli errori umani «è un errore considerare l’energia nucleare sicura». Al vaglio degli accademici sarà anche il ruolo degli organismi di garanzia: per assicurare un miglior controllo, dividendo il ruolo di promozione da quello della sicurezza, la Nisa dovrebbe essere separata dal ministero dell’Industria e diventare «indipendente».</p>
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		<title>08.06.11 &#8211; Incontro informativo verso i REFERENDUM del 12 e 13 giugno 2011 &#8211; Castelnuovo Rangone (Mo)</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mercoledì 8 giugno · 21.00 &#8211; 23.30 Circolo Caos, presso la sala P.P.Pasolini via Matteotti 14 &#8211; Castelnuovo Rangone (Mo)  Incontro informativo verso i REFERENDUM del 12 e 13 giugno 2011 Interverranno: Mauro Solmi, Comitato Modenese &#8220;2 Sì per l&#8217;acqua pubblica&#8221; Alessandra Filippi, Comitato Modenese &#8220;Vota sì per fermare il nucleare&#8221; Luca Pazzi, docente presso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/06/224110_130425447032559_125590247516079_221948_7986658_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3830" title="224110_130425447032559_125590247516079_221948_7986658_n" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/06/224110_130425447032559_125590247516079_221948_7986658_n.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a></p>
<p><strong>mercoledì 8 giugno · 21.00 &#8211; 23.30</strong></p>
<p>Circolo Caos, presso la sala P.P.Pasolini<br />
via Matteotti 14 &#8211; Castelnuovo Rangone (Mo)</p>
<p> <strong>Incontro informativo verso i REFERENDUM del 12 e 13 giugno 2011</strong></p>
<p>Interverranno:<br />
<em>Mauro Solmi</em>, Comitato Modenese &#8220;2 Sì per l&#8217;acqua pubblica&#8221;<br />
<em>Alessandra Filippi</em>, Comitato Modenese &#8220;Vota sì per fermare il nucleare&#8221;<br />
<em>Luca Pazzi</em>, docente presso l&#8217;Università di Modena e Reggio<br />
Coordina la serata <em>Antonio Pinto</em></p>
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