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	<title>Nelle tue mani &#187; Europa</title>
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	<description>Proposte per il PD e per l&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>31.01.12 &#8211; IL PROGETTO EUROPEO: mercato o modello democratico di crescita e sviluppo sostenibile? &#8211; Bologna</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2012/01/26/31-01-12-il-progetto-europeo-mercato-o-modello-democratico-di-crescita-e-sviluppo-sostenibile-bologna/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 18:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>

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		<description><![CDATA[MARTEDI’ 31 Gennaio 2012 Ore 21.00 via Nazario Sauro 24/a &#8211; Bologna l’Associazione culturale CIVICO 32 presenta “IL PROGETTO EUROPEO: mercato o modello democratico di crescita e sviluppo sostenibile?” Euro, dieci anni portati male. Gran Bretagna quo vadis? Di questo tema parleremo con: Prof. Jacopo Di Cocco, ordinario di statistica a Bologna e presidente del MFE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/Invito-serata-Europa-31_01_12.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4189" title="Invito serata Europa 31_01_12" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/Invito-serata-Europa-31_01_12-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p><strong>MARTEDI’ 31 Gennaio 2012 Ore 21.00<br />
</strong>via Nazario Sauro 24/a &#8211; Bologna</p>
<p>l’Associazione culturale CIVICO 32 presenta</p>
<p><strong>“IL PROGETTO EUROPEO: mercato o modello democratico di crescita e sviluppo sostenibile?”<br />
Euro, dieci anni portati male. Gran Bretagna quo vadis?</strong></p>
<p>Di questo tema parleremo con:</p>
<p><em>Prof. Jacopo Di Cocco</em>, ordinario di statistica a Bologna e presidente del MFE (Movimento Federalista Europeo) bolognese</p>
<p><em>Toni Iero</em>, responsabile ufficio studi di un primario gruppo finanziario</p>
<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/Invito-serata-Europa-31_01_12.pdf" target="_blank">Scarica l&#8217;invito</a></p>
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		<title>Vale la pena credere nell&#8217;Europa? di Edoardo Riccio</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/12/22/vale-la-pena-credere-nelleuropa-di-edoardo-riccio/</link>
		<comments>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/12/22/vale-la-pena-credere-nelleuropa-di-edoardo-riccio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 17:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Edoardo Riccio]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando, poco più di un mese, fa dissi su questo blog che ritenevo la radice dei nostri mali contingenti risiedesse prevalentemente in Europa e nei suoi nano-leader (Merkel in primis), in Italia abbiamo cambiato governo, abbiamo varato una manovra &#8220;lacrime e sangue&#8221;, siamo entrati ufficialmente in recessione e gli spread sui titoli del debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando, poco più di un mese, fa dissi su questo blog che ritenevo la radice dei nostri mali contingenti risiedesse prevalentemente in Europa e nei suoi nano-leader (Merkel in primis), in Italia abbiamo cambiato governo, abbiamo varato una manovra &#8220;lacrime e sangue&#8221;, siamo entrati ufficialmente in recessione e gli spread sui titoli del debito pubblico continuano a mantenersi tra i 450 e i 500 punti.</p>
<p>E&#8217; stato inoltre raggiunto un ennesimo accordo pasticciato a livello europeo in cui nessun passo avanti è stato fatto nella direzione della risoluzione dei problemi di breve e lungo periodo, ma, per converso, si sono creati i presupposti per un ulteriore aggravamento della situazione di conflittualità tra i Paesi membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mia domanda a questo punto è: ha fatto bene la Gran Bretagna a defilarsi, qualunque sia la motivazione contingente che l&#8217;ha portata in questa direzione? E ancora: ma ha senso essere europeisti ad ogni costo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A mio avviso un ragionamento approfondito in tal senso va affrontato senza pregiudizi, per una serie di considerazioni. Il progetto originario (implicito o esplicito) era di arrivare alla costituzione degli Stati Uniti d&#8217;Europa, ovvero ad una federazione o confederazione dotata di istituzioni democratiche gerarchicamente superiori a quelle dei singoli Stati nazionali, in grado di governare nell&#8217;interesse del continente intero e non di singole comunità nazionali. In questo senso e solo in questo senso l&#8217;introduzione dell&#8217;Euro ha o avrebbe avuto un senso. L&#8217;Euro ha creato un legame molto più forte tra gli stati membri di quanto non fosse fatto dal solo mercato unico e ha tolto agli stati la leva fondamentale della politica monetaria (e della svalutazione). Dall&#8217;Euro avrebbe quindi dovuto discendere molto rapidamente un&#8217;unione fiscale, regole minime comuni sul mercato del lavoro, una politica economica integrata. Ma condicio sine qua non per fare tutto questo, avrebbero dovuto crearsi delle istituzioni europee vere, democraticamente eleggibili, in grado di rappresentare, nel loro operato, i cittadini europei e non, in modo molto disomogeneo, i cittadini degli Stati membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viceversa, come ha detto il premier polacco nel suo discorso al Parlamento Europeo, l&#8217;Europa è oggi molto vicina al baratro. Non essendovi istituzioni democratiche europee, i singoli Stati sgomitano per far prevalere nelle decisioni europee i propri interessi individuali. E si badi bene, non solo interessi individuali di tipo elettorale (es. no agli eurobond per non irritare l&#8217;opinione pubblica tedesca), ma anche interessi individuali di egemonia e predominio, industriale in primis (es. forzare singoli Stati a vendere aziende strategiche i cui acquirenti potrebbero essere aziende dei Paesi dominanti con impatti sulle filiere produttive). La litigiosità cresce di giorno in giorno perché nessuno, nel formulare proposte o scelte, ragiona per il bene dell&#8217;Unione tutta, ma per il bene di singoli Stati all&#8217;interno dell&#8217;Unione. Fino al punto che le stesse manovre imposte alla Grecia o all&#8217;Italia (questa non è la manovra Monti, ma è la manovra che Merkel e Sarkozy hanno imposto a Monti nel primo incontro avuto a Bruxelles) e, appunto, il recente pasticciato accordo della scorsa settimana rispecchiano gli interessi Tedeschi di brevissimo termine e non quelli comunitari. Quale è infatti il razionale, in questo momento, di varare riforme marcatamente recessive se non quello di tranquillizzare l&#8217;elettorato tedesco sul fatto che l&#8217;Euro e l&#8217;Europa non siano per loro un pericolo? Quale è infatti il razionale per obbligare i Paesi al pareggio di bilancio e definire un vincolo burocratico in virtù del quale le manovre dovranno ora passare al vaglio della Commissione prima di essere approvate?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema è che servissero solo queste norme a tranquillizzare i Tedeschi, potrei anche capire. Ma queste norme hanno anche delle ripercussioni non trascurabili. Per quanto tempo i singoli popoli saranno disposti a lasciarsi imporre manovre finanziarie da Governi di altri popoli, soprattutto laddove queste manovre si trasformassero, per i popoli che le subiscono, in pure rinunce senza alcuna speranza di ripresa? Gli Italiani accetteranno un ulteriore indurimento qualora nel 2012 la recessione rendesse irraggiungibile il fatidico pareggio di bilancio del 2013 (e sì perché nessuno ha detto che la tenuta del nostro debito pubblico dipende dal pareggio al 2013 piuttosto che al 2014)? E gli Spagnoli? E gli Irlandesi o i Portoghesi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vogliamo guardare il problema con obiettività, abbiamo due strade di fronte: la prima è quella di creare rapidamente una vera Europa unita, la seconda è quella di tornare rapidamente ognuno per la sua strada. E per noi elettori e osservatori la posizione non può che trasformarsi in: se credi che nell&#8217;arco di un paio d&#8217;anni si possano creare presupposti forti per gli Stati Uniti d&#8217;Europa allora sii europeista, ma se non lo credi sii fortemente anti-europeista. Perché a mio avviso l&#8217;unica cosa certa è che senza gli Stati Uniti d&#8217;Europa, l&#8217;Europa e l&#8217;Euro prima o poi crolleranno, e il crollo sarà tanto più cruento (con scenari di guerra inclusi) quanto più i legami che avremo creato saranno stretti e quanto più, di conseguenza, ci saranno Stati forti (ad esempio Germania) che avranno da perdere dal distacco e, magari dal default, di Stati più deboli.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://edoardoriccio.ilcannocchiale.it/">http://edoardoriccio.ilcannocchiale.it</a></p>
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		<title>Appello ai leader europei: per un euro e un’Europa della stabilità e dello sviluppo</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/12/11/appello-ai-leader-europei-per-un-euro-e-un%e2%80%99europa-della-stabilita-e-dello-sviluppo/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi economica e finanziaria internazionale e quella dei debiti sovrani europei sta mettendo a rischio le fondamenta dell’eurozona. L’Unione europea potrebbe disintegrarsi. I decisori politici dell’Unione e degli Stati membri sono chiamati a dare prova di fermezza, coraggio e lungimiranza adottando subito provvedimenti in grado di scongiurare i gravissimi rischi mondiali che la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span class="Apple-style-span" style="font-size: small;">La crisi economica e finanziaria internazionale e quella dei debiti sovrani europei sta mettendo a rischio le fondamenta dell’eurozona. L’Unione europea potrebbe disintegrarsi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">I decisori politici dell’Unione e degli Stati membri sono chiamati a dare prova di fermezza, coraggio e lungimiranza adottando subito provvedimenti in grado di scongiurare i gravissimi rischi mondiali che la crisi di credibilità dell’eurozona può ingenerare.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Solo tenendo insieme le ragioni del rigore e quelle dello sviluppo, l’urgenza presente e le opportunità future sarà possibile fornire una risposta coordinata e credibile alla crisi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">È necessario che i leader europei sappiano rispondere, con i fatti, alle aspettative dei mercati ma, anzitutto, ai timori e alle speranze di milioni di cittadini europei.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Questo può avvenire solo se, uniti e solidali, fin dal Consiglio europeo del 9 dicembre prossimo, si muoveranno in tre direzioni, coordinate ed esplicitamente annunciate:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>la messa sotto controllo delle finanze pubbliche degli Stati membri dell’eurozona;</strong></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>una credibile azione europea per stabilizzare i debiti pubblici degli Stati membri dell’eurozona</strong></span><span style="font-size: small;"><strong>;</strong></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>il varo di un piano europeo di sviluppo sostenibile</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Va definito un pacchetto di misure che consenta di rafforzare, sotto l’egida della Commissione europea, la disciplina di bilancio degli Stati membri, con misure vincolanti in termini di controllo, sanzioni, costituzionalizzazione degli impegni assunti. A questo si devono accompagnare le necessarie riforme interne, in particolare negli Stati membri in cui è più pesante l’onere del debito pubblico.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Proprio le garanzie di disciplina nazionale possono e devono aprire la via a una risposta europea al problema del debito, attraverso gli </span><span style="font-size: small;"><em>stability bond</em></span><span style="font-size: small;"> e il rafforzamento del Fondo Salva-Stati, incluse le sue capacità di rapido finanziamento sul mercato. La Banca centrale europea, nell’ambito del proprio mandato, può compiere i passi necessari per assicurare la liquidità indispensabile al sistema finanziario.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Ma è fondamentale che il 9 dicembre si annunci anche il varo di un “piano di sviluppo sostenibile” europeo, da mettere in atto a partire dal 2012. “Agli stati il rigore, all’Unione lo sviluppo”. Va appoggiata la posizione della Commissione europea e del Parlamento europeo</span><span style="font-size: small;">per un bilancio dell’Unione dotato di risorse proprie comunitarie, in sostituzione di quelle nazionali, che possa mettere in cantiere un piano di investimenti per le infrastrutture, la promozione della ricerca e la creazione di beni pubblici, finanziato da </span><span style="font-size: small;"><em>project bond</em></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Per consolidare la capacità dell’eurozona di rispondere alle crisi future – e di beneficiare delle opportunità di crescita di un mondo in trasformazione – sarà necessario riformare i Trattati, anche per raggiungere l’obiettivo finale di una finanza federale europea. Ma fin da ora i leader della Ue e degli Stati membri dell’eurozona possono agire come un “</span><span style="font-size: small;"><strong>Governo provvisorio dell’economia europea</strong></span><span style="font-size: small;">”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Solo se si saprà costruire un ponte tra il presente e il futuro si potranno superare i limiti di un progetto che rimane un’acquisizione formidabile e insostituibile per l’Europa tutta, alla quale ha assicurato pace, stabilità e crescita. Un’Unione europea all’altezza delle sfide della crisi richiede, da subito, </span><span style="font-size: small;"><em><strong>leadership</strong></em></span><span style="font-size: small;"><strong> e lungimiranza</strong></span><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Torino, 1° dicembre 2011</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO</strong></span></p>
<p><em>(www.csfederalismo.it)</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il debito economico ed ecologico fra nord e sud del Mondo</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/07/11/il-debito-economico-ed-ecologico-fra-nord-e-sud-del-mondo/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 13:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Lamberto Zanetti]]></category>
		<category><![CDATA[MFE]]></category>
		<category><![CDATA[Movimento Federalista Europeo]]></category>

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		<description><![CDATA[Relazione di Lamberto Zanetti al seminario MFE di Bertinoro del 18/19 giugno 2011 % La Fao ci informa che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 35.000 bambini e che il 20 % dell’umanità in gran parte concentrata nel nord del Mondo consuma (depreda) l’80% delle risorse del Pianeta e gran parte di queste risorse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Relazione di Lamberto Zanetti al seminario MFE di Bertinoro del 18/19 giugno 2011</p>
<p>%</p>
<p>La Fao ci informa che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 35.000 bambini e che il 20 % dell’umanità in gran parte concentrata nel nord del Mondo consuma (depreda) l’80% delle risorse del Pianeta e gran parte di queste risorse sono concentrate nel sud del mondo.</p>
<p>Al debito economico accumulato dal nord nei secoli nei confronti del sud del Mondo,a partire dagli anni settanta del 900 si è aggiunto anche quello ecologico.</p>
<p>A provocare tutto ciò ovviamente è stato il Capitalismo che oggi è in una crisi gravissima, che non è una crisi congiunturale , ma strutturale , profondamente connessa alla crisi ambientale e sociale.</p>
<p>Il Mahatma Gandhi con la sua saggezza e la sua grande esperienza diceva : “ La terra offre risorse sufficienti per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcuni. “</p>
<p>Studi urbanistici e sociologici affermano che dal 2020 al 2030 , approssimativamente, l’80 % della popolazione mondiale vivrà nelle grandi città , provocando l’aumento delle zone periferiche , fenomeno già presente in diverse parti del Mondo e dovuto alla forte concentrazione della proprietà della terra nelle mani di grandi società multinazionali e di grandi speculatori senza scrupoli, che hanno espulso dalle loro case e dalla loro terra i piccoli e medi produttori agricoli.</p>
<p>I piani urbanistici delle città non prevedono inoltre sufficienti infrastrutture per sostenere i problemi derivanti dal rapido sviluppo delle zone periferiche e delle nuove richieste delle persone che lì si stabiliscono, come ad esempio il problema della salute, dell’educazione e del lavoro.</p>
<p>La popolazione che vive in queste aree è sottoposta a enormi danni provocati dall’inquinamento visivo,sonoro, acustico ,ambientale ecc., che causano forme di violenza sociale. L’aumento della disoccupazione (queste grandi masse di disoccupati), la povertà, l’emarginazione, sono causate dalle profonde disuguaglianze sociali, dall’analfabetismo e dalle malattie e molti di questi danni sono purtroppo irreversibili. Bisogna quindi andare alle cause che generano questa grave situazione e incontrare nuove vie per costruire quella nuova società planetaria, quell’altro mondo possibile,socialista , democratico, ambientalista e federalista che restituisca ai cittadini del Mondo , il diritto democratico ad autogovernarsi dal quartiere al mondo sulla base dei sei livelli di governo e di cittadinanza con il bicameralismo a tutti i livelli ( Senato dei Quartieri nel Comune, Senato dei Comuni nella Regione, Senato delle Regioni nello Stato, Senato degli Stati nel Continente , Senato dei Continenti nel Mondo) regolati dal principio di sussidiarietà che è un principio fondamentale della teoria federalista, per cui i problemi si risolvono nel livello di governo , dove è più utile , più giusto,più necessario, più conveniente risolverli.</p>
<p>Occorre inoltre tenere presente che esiste un principio fondamentale messo in luce dal pensiero socialista e senza il quale la Pace, la democrazia, la libertà e i diritti (tutti i diritti) non possono avere un fondamento stabile : “ il superamento dello sfruttamento di classe tipico della società Capitalista. “</p>
<p>Pertanto la realizzazione della libertà e dell’uguaglianza sul piano politico e sociale è una premessa necessaria ma non sufficiente nel processo di emancipazione umana, perché tali valori, per realizzarsi pienamente, esigono un fondamento economico-sociale, che soltanto la giustizia sociale, attraverso il controllo democratico della produzione può garantire.</p>
<p>Inoltre l’attuazione completa della giustizia sociale , non è concepibile senza una pianificazione democratica mondiale, il solo strumento capace non soltanto di rompere il ciclo dell’imperialismo, del sottosviluppo e dell’ineguale distribuzione della ricchezza fra nord e sud del mondo, ma anche di evitare la distruzione dell’ambiente naturale e con esso di tutte le specie viventi compreso quella umana che è la maggiore responsabile dell’attuale livello di degrado del pianeta.</p>
<p>E’ possibile quindi costruire un nuovo mondo ed è ciò che ne Forum Sociale Mondiale viene definito come “ Un altro mondo è possibile “.</p>
<p>Fin dalla I edizione del “ Forum Sociale Mondiale “ tenutasi nel 2001 a Porto Alegre in Brasile, i movimenti, i sindacati e la società civile organizzata avevano lanciato una denuncia e una proposta forte che conteneva in sé la necessità di “ un altro mondo possibile “che non era e non è uno slogan utopistico come qualcuno in maniera superficialmente sbrigativa ha definito , sottovalutando la portata politica e le innovazioni prodotte dalle nuove soggettività del Movimento somma e sintesi dei tanti Movimenti che sono contro il Pensiero Unico dominante e sono espressione di una parte del Pensiero e della pratiche del sud del Mondo.</p>
<p>Certo è un Movimento dei Movimenti che va caricato della molla Federalista. Se fossimo riusciti a caricare della molla Federalista il 68 ( come amava spesso ripetere Mario Albertini), la storia dell’Europa e del Mondo sarebbe stata un’altra. Oggi si presenta di nuovo questa grande occasione, non lasciamocela sfuggire.</p>
<p>Il Movimento dei Movimenti è perfettamente consapevole che le grandi banche, i grandi banchieri, i grandi gruppi finanziari ( in particolare le nove maggiori banche del Mondo dette anche le nove sorelle) e le grandi società multinazionali, i cui massimi dirigenti percepiscono stipendi pari a milioni di volte superiori allo stipendio di un loro dipendente, si sono riuniti a New York lo scorso 8 febbraio e hanno deciso l’attacco all’Euro ,di privatizzare tutto ciò che c’è al mondo compresa l’acqua, di far pagare ai cittadini e ai popoli la crisi della finanza globale, in parte dovuta ai “ titoli tossici “ da loro stessi messi sul mercato, che privilegiando il capitale finanziario rispetto alla vita dei popoli, hanno portato per la prima volta nella storia , l’umanità a essere immersa in una crisi inedita, senza precedenti, che unisce allo stesso tempo crisi di varia natura : crisi economica, crisi ambientale, crisi finanziaria, crisi energetica, crisi alimentare , crisi migratoria, crisi delle forme di rappresentanza.</p>
<p>Di tutte queste crisi la più grave è quella ecologica. Nella sua relazione Roberto Palea ha citato anche il Convegno tenutosi a Rimini a Ecomondo il 6 Novembre 2010 sul tema: “ la Posizione dell’Europa e le proposte dei Movimenti e delle organizzazioni della società civile in vista della Conferenza dell’ONU sul clima di Cancun “.</p>
<p>In questo Convegno si è approvato il documento intitolato : “ Un Piano mondiale per l’Ambiente accettato anche da Jeremy Rifkin , da Legambiente e dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, nonché da illustri esponenti del Mondo della cultura e della Scienza, nel quale si propone la Costituzione di una Organizzazione Mondiale per l ‘Ambiente sul modello della CECA, dotata di reali poteri, gestita da un’ Alta Autorità indipendente e che disponga di adeguate risorse finanziarie proprie derivanti da una Carbon Tax Mondiale, perché la crisi ambientale e le conseguenze dei cambiamenti climatici sono il prodotto di quello che la specie umana sta facendo al Pianeta, distruggendone le condizioni minime di vita.</p>
<p>Ma per fortuna dall’America Latina , all’Asia , all’Africa e in gran parte del sud del Mondo si stanno sviluppando pratiche politiche fortemente innovative e trasformatrici della realtà.</p>
<p>Come è stato possibile che i processi di cambiamento e le pratiche innovatrici del sud non siano stati presi in considerazione dalle teorie politiche del nord? Come è stato possibile che la teoria politica abbia sviluppato teorie della trasformazione sociale in conformità con quelle elaborate nel nord, rimanendo distante dalle politiche trasformatrici che invece provenivano dal sud del Mondo?</p>
<p>La sovrapproduzione capitalista di beni di consumo idioti quanto inutili e la necessità di trasformare in merce assolutamente tutto, così da poter allargare il campo in cui è possibile estendere la folle crescita economica illimitata e le relative possibilità di profitto, ha declassato anche i diritti conquistati nel corso delle lotte dei secoli passati, a beni e servizi inseriti nella disponibilità del mercato.</p>
<p>E’ impossibile per il Pianeta sostenere gli attuali standard di consumo e di produzione e gli scarti (rifiuti) che questo modello capitalista produce.</p>
<p>Il fatto che il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre contrapponeva la necessità urgente di affrontare la crisi ambientale e sociale, conseguenza di un modello economico sbagliato e insostenibile, che per la prima volta nella storia mette in discussione l’esistenza stessa della vita sul Pianeta , come è stato a gran voce affermato a Belem nel 2009 durante la nona edizione del Forum Sociale Mondiale, tenutosi non a caso , in Amazzonia, polmone insostituibile del nostro Pianeta , la cui difesa contro le grandi multinazionali da parte dei popoli che vivono nella foresta, rappresenta</p>
<p>perfettamente la dicotomia tra la crescita economica Capitalista e la salvaguardia dei diritti e dell’Ambiente. La prospettiva che ci resta altrimenti è quella di fabbricare altri 4 o 5 Pianeti capaci di reggere l’attuale ritmo di produzione e di consumo, dato che un solo Pianeta non è più sufficiente a sostenere il modello Capitalista. Ma fabbricare nuovi Pianeti sappiamo che non è possibile.</p>
<p>Quello del consumismo e della produzione di rifiuti illimitata è un vero e proprio paradigma connaturato al modo di vivere della società Capitalista da oltre un secolo.</p>
<p>L’idea del rifiuto si è poi ora concentrata anche sugli umani e porta al concetto anche dei rifiuti umani di categorie come quella dei precari e degli esuberi espulsi proprio nelle grandi città globali.</p>
<p>Un esercito di riserva per il Capitale, ma anche una discarica di rifiuti umani, favorita dalla riduzione o cancellazione delle Politiche di Welfare pubblico che ha allargato ulteriormente la base di questo esercito di riserva che va ad ingrossare le discariche di rifiuti umani delle grandi città globali.</p>
<p>Inoltre la politica urbana, invece di essere pensata e programmata per risolvere i problemi legati all’inurbamento, punta ad una crescita economica senza limiti e a nascondere i costi ambientali, così come l’occupazione delle terre da parte delle grandi società Multinazionali avviene di comune accordo con le politiche commerciali definite dal WTO, accompagnate dalle politiche di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dai condizionamenti dei prestiti della Banca Mondiale che impongono privatizzazioni,deregulation, flessibilità del mercato del lavoro, tagli alla spesa pubblica, privatizzazione del sistema pensionistico ed educativo, introduzione di norme sui lavoratori e sull’ambiente che non ostacolino le attività del Grande Capitale Finanziario Transnazionale.</p>
<p>Queste politiche neo-liberiste del Capitalismo Finanziario ( che alcuni definiscono anche Capitalismo-Casinò) , hanno un enorme impatto sulle grandi città del nord come del sud del mondo.</p>
<p>Un esempio per tutti il Messico che soffre di una diffusa devastazione ambientale ( ed è il paese con i maggiori problemi ambientali di tutta l’America Latina, con un processo di abbandono delle campagne dovuto all’agrobusiness che ha causato la distruzione delle economie contadine locali.</p>
<p>Un impatto che si traduce in una ulteriore crisi sociale all’interno dei piccoli centri destinati a fornire le risorse necessarie all’espansione urbana di Città del Messico.</p>
<p>La rottura del contratto sociale che sta alla base dei diritti di cittadinanza in queste comunità e piccoli centri di questi paesini limitrofi a città del Messico, che sono ora quasi tutti inurbati, e che costituiscono già addesso alcune delle più grandi discariche del Mondo , dove le popolazioni limitrofe alle discariche, soffrono di malattie legate all’inquinamento da rifiuti urbani, tossici e chimici che spesso vengono occultati soprattutto nel sud del Mondo, negli oceani , nei paesini dimenticati, fuori dalle periferie industriali delle grandi città , è un fatto di enorme gravità.</p>
<p>Ma dopo tutte queste politiche imposte dal modello economico capitalista , dilatando la frontiera dello sfruttamento intensivo, la crisi economica , energetica, ambientale ,alimentare, sociale, migratoria e politica non è affatto diminuita.</p>
<p>Mai come ora il Messico rappresenta un terreno di elevatissima conflittualità sociale e precarietà umana e lo dimostrano la crescita della povertà , delle mafie e l’ondata di violenze e di omicidi che iniziano a colpire giornalisti , leader sociali e difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nelle nuove periferie di Città del Messico i Comitati che si sono formati e i Movimenti della Società Civile Messicana chiamano Case “ Auschwitz “ milioni di case fra i 16 e i 32 metri quadrati</p>
<p>dove abitano e abiteranno altrettante famiglie di 3,4,5, persone , espulse dalle loro attività originarie</p>
<p>in gran parte provenienti dal lavoro agricolo, che hanno dovuto abbandonare assieme alla loro casa.</p>
<p>Le “ Casitas Auschwitz “ sono enormi lagher alla periferia di Città del Messico. Gli abitanti gravati da mutui trentennali per case di pessima qualità, con una obsolescenza pianificata di cinque al massimo dieci anni (questa sarà infatti la loro durata) , che non saranno mai pagate da una fascia di popolazione che non ha un reddito sufficiente per poterle pagare.</p>
<p>Quindi gli abitanti si sono costituiti in Assemblea permanente della “ Comunità delle Casitas Auschwitz “ autodefinendosi vittime ambientali. E’ evidente che occorrerebbe anche per questo tipo di reati contro l’ambiente e gli uomini , un Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l’Ambiente.</p>
<p>Le lotte per la casa, per il diritto all’abitare, per l’accesso ai servizi basici fondamentali, (scuola , sanità,minimo sociale garantito ecc.) per la ripubblicizzazione di tutti i servizi , per il diritto ad un ambiente sano, costituiscono una forma di resistenza, non ancora organica, ma che in diverse parti del sud , ma anche del nord del Mondo, inizia a prendere corpo ed è</p>
<p>una resistenza all’urbanizzazione selvaggia e alla mercificazione dei diritti, della vita, dei Beni Pubblici e dei Beni Collettivi , acqua compresa.</p>
<p>In Italia domenica 12 e Lunedì 13 giugno 2011 è stato sventato il tentativo di privatizzazione dell’acqua e di ritorno alla follia del nucleare.</p>
<p>Ma stiamo pur certi che i Poteri Forti troveranno il modo di tornare all’attacco se in tutto il Pianeta per contrastarli , nel nord come nel sud del mondo, non si faranno strada nuove forme di lotta e di disobbedienza civile.</p>
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		<title>07.05.11 &#8211; Notte blu &#8211; Forlì</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 14:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[La Gioventù Federalista Europea di Forlì e il Movimento Federalista Europeo, in collaborazione con il Comune di Forlì, il Parlamento europeo Ufficio in Italia, la Commissione europea Ufficio a Milano, l’associazione Forlì nel Cuore, con il Patrocinio dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Forlì-Cesena, della Camera di Commercio di Forlì-Cesena e dell’Ufficio Scolastico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/05/locandina_def-notte-blu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3694" title="locandina_def-notte-blu" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/05/locandina_def-notte-blu-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>La Gioventù Federalista Europea di Forlì e il Movimento Federalista Europeo, in collaborazione con il Comune di Forlì, il Parlamento europeo Ufficio in Italia, la Commissione europea Ufficio a Milano, l’associazione Forlì nel Cuore, con il Patrocinio dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Forlì-Cesena, della Camera di Commercio di Forlì-Cesena e dell’Ufficio Scolastico Provinciale organizzano e promuovono per sabato 7 maggio a partire dalle ore 19.00 in Salone Comunale la Notte Blu 2011: together for YOUrope!!</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>Dalle 19.00 alle 20.00 in Salone Comunale concerto di musica classica ed a seguire buffet offerto nella Sala del Consiglio.</p>
<p>Dalle 20.15 alle 20.30 consegna da parte del Dott. Angelo Trovato Prefetto di Forlì-Cesena della medaglia che il Presidente della Repubblica ha voluto destinare, quale suo premio di rappresentanza, alle iniziative in occasione della Festa dell’Europa ai rappresentanti della Gioventù Federalista e del Movimento Federalista europeo di Forlì.</p>
<p>Dalle 20.30 alle 22.00 tavola rotonda in Salone Comunale. Saranno presenti Roberto Balzani Sindaco di Forlì, Pier Virgilio Dastoli Presidente del C.I.M.E.(Consiglio italiano del movimento europeo), Piero Graglia Professore di Storia dell&#8217;integrazione europea presso la facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Universià degli studi di Milano, Bruna Baravelli Assessore alle Politiche per l&#8217;Istruzione della Provincia di Forlì-Cesena, Marialice Corticelli associazione Occhi Parlanti, Lamberto Zanetti Segretario dell’Istituto di Studi sul Federalismo e l’Unità europea Paride Baccarini.</p>
<p>La discussione che avrà l&#8217;obiettivo di coinvolgere i giovani e tutti i cittadini con un format più interattivo (visione di foto, immagini, ecc.) si focalizzerà essenzialmente sui temi dell’istruzione, del lavoro, della sostenibilità ambientale, della partecipazione attiva dei cittadini, del volontariato, del ruolo dell’Unione Europea nella questione del Nord Africa e del processo passato presente e futuro di integazione europea.</p>
<p>Dalle 22.00 alle 22.30 collegamento con Sofia dove sarà presente tra gli ospiti Christian Wenning Segretario generale dell&#8217;Union of European Federalists, Possidente (PZ) dove sarà presente tra gli ospiti Gianni Pittella Vice Presidente del Parlamento Europeo, in cui si svilupperanno analoghe Notti Blu. Durante la video-conferenza si commenterà un video realizzato intervistando cittadini europei sul loro senso di appartenenza alla comunità europea e sul futuro dell’Unione.</p>
<p>Per tutta la durata della tavola rotonda sarà possibile visionare una mostra fotografica sui luoghi del Risorgimento a Forlì, sempre in Salone Comunale.</p>
<p>Nelle vie del centro storico dalle 21.00 band musicali posizionate all’esterno di diversi locali rappresentanti uno Stato membro dell’Unione, artisti di strada, compagnie teatrali, studenti delle scuole superiori, video-proiezioni, associazioni e movimenti della società civile animeranno la serata fino alle ore 2.00.</p>
<p>Dott.Ing. Marco Celli                                                        Dott. Gianfranco Brusaporci            </p>
<p>Segretario GFE Forlì                                                       Segretario MFE Forlì</p>
<p>Contatti: <a title="http://www.gfeforli.eu/" href="http://www.gfeforli.eu/">www.gfeforli.eu</a>   <a title="mailto:gfeforli@gmail.com" href="mailto:gfeforli@gmail.com">gfeforli@gmail.com</a>  <a title="mailto:mfeforli@gmail.com" href="mailto:mfeforli@gmail.com">mfeforli@gmail.com</a></p>
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		<title>&#8220;Atenei, così la Gelmini smarrisce i 6 miliardi stanziati dall&#8217;Europa&#8221; &#8211; La Repubblica</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 21:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fronte dei tagli, il Ministero sta per lasciare non spesi fondi Ue pari al costo dell&#8217;intera Università. Scadranno tra poco più di un anno. Niente ricerca in 4 regioni del Sud. E Bruxelles ha bocciato anche le modalità di gestione di CORRADO ZUNINO ROMA - Il ministero dei tagli, la Pubblica istruzione che con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A fronte dei tagli, il Ministero sta per lasciare non spesi fondi Ue pari al costo dell&#8217;intera Università. Scadranno tra poco più di un anno. Niente ricerca in 4 regioni del Sud. E Bruxelles ha bocciato anche le modalità di gestione di CORRADO ZUNINO</em></p>
<p><strong>ROMA -</strong> Il ministero dei tagli, la Pubblica istruzione che con l&#8217;ultima riforma ha portato via 400 milioni all&#8217;università italiana, non sa spendere 6,2 miliardi che l&#8217;Europa ci offre chiedendoci di investirli nel futuro. Sono i fondi Pon (Programma operativo nazionale) sulla Ricerca e competitività, i più grandi tra i fondi strutturali Ue, previsti per l&#8217;arco temporale 2007-2013. Siamo nel 2011 inoltrato e sembriamo avviati a ripetere l&#8217;exploit del 2000-2006: missione di spesa europea fallita.</p>
<p>Accade che nel solco degli obiettivi di Lisbona, la grande assise europea del Duemila  che avrebbe voluto trasformare in dieci anni l&#8217;Europa &#8220;nella più competitiva e dinamica economia della conoscenza&#8221;, l&#8217;Unione europea abbia messo nella disponibilità del ministero delle Finanze (Tremonti) e operativamente del Miur (Gelmini) 6,2 miliardi da destinare alla ricerca e sviluppo in quattro regioni a reddito basso: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. I luoghi attraverso i quali questi denari avrebbero dovuto essere impegnati sono individuati innanzitutto nelle università, leve, sostiene l&#8217;Europa, di buona produttività, presidi di un&#8217;economia fondata sulla ricerca.</p>
<p>Questa somma, 6,2 miliardi (che sale a 8,6 miliardi se si considerano le tranche gestite direttamente dalle quattro Regioni), è pari al costo annuale dell&#8217;intera università italiana ed è quattro volte maggiore dell&#8217;assegno messo a disposizione dalla Commissione europea per tutte le altre 16 regioni italiane. Già, il Pil in ricerca e sviluppo dell&#8217;Italia meridionale, se questi denari fossero davvero investiti, passerebbe dallo 0,78% attuale all&#8217;1,22% superando i valori del Nord. Il problema è che gli impegni di spesa sono partiti con tre anni di ritardo, nel 2009, e le percentuali dei fondi fin qui utilizzate sono davvero basse, residuali. Secondo le stime della società Vision, basate sui dati della Ragioneria di Stato, allo scorso febbraio i fondi impegnati erano stati il 19,88% (1,62 miliardi) e i pagamenti il 10,37% (644,6 milioni). Un risultato peggiore di quello realizzato dai governi succedutisi tra il 2000 e il 2006.</p>
<p>Il sottosegretario all&#8217;Istruzione, il lucano Guido Viceconte, alla Camera ha confermato  &#8220;una serie di slittamenti del programma e il suo significativo ritardo&#8221; e ha rilevato:  &#8220;L&#8217;assorbimento delle risorse nelle regioni della convergenza rappresenta un problema di notevole rilevanza&#8221;. Tutto dipende, sostiene Viceconte, dal fatto che sulla stessa questione agiscono due ministeri diversi: per dare un&#8217;accelerazione alle pratiche, ha spiegato, alcuni dirigenti del programma Pon sono stati cambiati. Il sottosegretario ha parlato di 1873 progetti finanziati in quattro aree tematiche per 915 milioni di euro totali. Cifre in linea con quelle offerte da &#8220;Vision&#8221;. Il deputato Pd Sandro Gozi, autore sul tema di un&#8217;interrogazione parlamentare, incalza: &#8220;Non ci sono soldi pubblici e sui fondi europei per la ricerca il governo riesce a impegnare, dico impegnare non spendere, una cifra che oscilla tra il 14 e il 20 per cento a seconda delle voci che consideriamo. Mi sembra una scandalo la cui gravità viene sottovalutata&#8221;. </p>
<p>La macroscopica opportunità sprecata diventa ancora più stridente se si pensa che, oggi, ogni anno, 24 mila studenti meridionali decidono di iscriversi in un&#8217;università al Nord e 15 mila laureati del Sud ogni stagione si trasferiscono alla conclusione degli studi. Nonostante il livello di risorse distribuite, nessuna delle università meridionali si classifica tra le prime venti nelle graduatorie nazionali. Fonti della Commissione europea hanno ricordato, infine, come per cinque volte  -  cinque  -  la Ue abbia bocciato il sistema di &#8220;governo, controllo e monitoraggio del Pon&#8221; perché non dava sufficienti garanzie di efficienza e legittimità degli interventi. Bruxelles ha accusato i nostri ministeri di aver organizzato bandi che coinvolgevano solo banche italiane e ha bloccato pezzi di finanziamento.</p>
<p>(<!-- inizio DATA -->30 marzo 2011)</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/30/news/caos_universita_3-14194409/?ref=HREC1-10">http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/30/news/caos_universita_3-14194409/?ref=HREC1-10</a><!-- fine DATA --></p>
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		<title>Norme generali sulla partecipazione dell&#8217;Italia al processo normativo dell&#8217;Unione europea e sulle procedure per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’unione europea</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/03/21/norme-generali-sulla-partecipazione-dellitalia-al-processo-normativo-dellunione-europea-e-sulle-procedure-per-l%e2%80%99adempimento-degli-obblighi-derivanti-dall%e2%80%99appartenenza-dell%e2%80%99/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 21:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>

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		<description><![CDATA[NUOVO TESTO UNIFICATO RECANTE “NORME GENERALI SULLA PARTECIPAZIONE DELL&#8217;ITALIA AL PROCESSO NORMATIVO DELL&#8217;UNIONE EUROPEA E SULLE PROCEDURE PER L’ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI DERIVANTI DALL’APPARTENENZA DELL’ITALIA ALL’UNIONE EUROPEA”.(C. 2854, 2862, 2888, 3055, 3866 e C.3866) On. SandroGozi Capo gruppo PD Commissione per le Politiche dell&#8217;Unione europea Scarica il progetto di legge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/03/logo_camera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3548" title="logo_camera" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/03/logo_camera-300x90.jpg" alt="" width="300" height="90" /></a></p>
<p>NUOVO TESTO UNIFICATO RECANTE “NORME GENERALI SULLA PARTECIPAZIONE DELL&#8217;ITALIA AL PROCESSO NORMATIVO DELL&#8217;UNIONE EUROPEA E SULLE PROCEDURE PER L’ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI DERIVANTI DALL’APPARTENENZA DELL’ITALIA ALL’UNIONE EUROPEA”.(C. 2854, 2862, 2888, 3055, 3866 e C.3866)</p>
<p>On. SandroGozi<br />
Capo gruppo PD Commissione per le Politiche dell&#8217;Unione europea</p>
<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/03/testo-di-sintesi-23-febbraio_rev2.pdf" target="_blank">Scarica il progetto di legge</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Interpellanza urgente sui fondi strutturali di Sandro Gozi</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/03/21/interpellanza-urgente-sui-fondi-strutturali-di-sandro-gozi/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 21:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[fondi strutturali]]></category>
		<category><![CDATA[Sandro Gozi]]></category>

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		<description><![CDATA[INTERPELLANZA AL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE E AL MINISTRO PER I RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE Per sapere – premesso che:  - dalle tabelle elaborate dalla Commissione Europea nel gennaio 2011, sullo stato degli impegni/pagamenti per Paese/Obiettivo ed esecuzione dei fondi strutturali al 31/12/2010, emergono ritardi preoccupanti sullo stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/03/logo_camera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3548" title="logo_camera" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/03/logo_camera-300x90.jpg" alt="" width="300" height="90" /></a></p>
<p>INTERPELLANZA</p>
<p>AL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE E AL MINISTRO PER I RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE</p>
<p>Per sapere – premesso che:</p>
<p> - dalle tabelle elaborate dalla Commissione Europea nel gennaio 2011, sullo stato degli impegni/pagamenti per Paese/Obiettivo ed esecuzione dei fondi strutturali al 31/12/2010, emergono ritardi preoccupanti sullo stato di attuazione dei Programmi Operativi italiani relativi al periodo di programmazione 2007-2013: la media dei pagamenti effettuati a valere sui diversi Programmi operativi non supera il 15%;</p>
<p>- il regolamento CE 539/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio 16 giugno 2010 ha posticipato la scadenza per la certificazione della spesa: l’Italia dovrà certificare complessivamente circa 7 miliardi entro il 31 dicembre 2011; ciò comporta una spesa nel prossimo anno di un importo pari a quanto è stato speso nei primi quattro anni (dal 1° gennaio 2007 ad oggi);</p>
<p>- se le spese rendicontate saranno inferiori al valore obiettivo si rischia la revoca dei fondi comunitari. Il rischio di definanziamento è particolarmente elevato non solo per i programmi operativi regionali come il POR Calabria, POR Campania, POR Sicilia, POR Abruzzo, POR Puglia e POR Lazio, ma anche per importanti programmi operativi interregionali e nazionali, come il PON Ricerca e Sviluppo, il POIN Attrattori culturali ed Energia, il PON Reti e Mobilità (questi ultimi due non hanno ancora ottenuto l’approvazione da parte della Commissione Europea);</p>
<p>- il Commissario europeo Johannes Hahn ha lanciato l’allarme sul pericolo concreto di una perdita di risorse importanti e ha espresso profonda preoccupazione sui tempi necessari per una riprogrammazione, richiedendo scelte rapide e risposte chiare al Governo italiano; l’allarme è stato lanciato sulla base dei dati comunicati ufficialmente dal Ministero dell’economia e delle Finanze al 31 ottobre 2010, secondo i quali i pagamenti italiani effettuati per finanziare i progetti rappresentano solo il 9% delle risorse finanziarie assegnate ai programmi operativi, mentre quelli giuridicamente vincolanti si attestano intorno al 19%;</p>
<p>- la delibera Cipe dell’11 gennaio 2011, prendendo atto del fortissimo ritardo accumulato e del grave rischio di disimpegno, ha definito gli “indirizzi per l’accelerazione e la riprogrammazione della spesa dei fondi strutturali 2007-2013” al fine di ottimizzare gli investimenti pubblici. Pertanto, le amministrazioni competenti sono invitate a individuare obiettivi in termini di impegni giuridicamente vincolanti entro il termine limite del 31 maggio 2011 e del 31 dicembre 2011, pena la riprogrammazione/rimodulazione a favore di altri Programmi dello stesso Obiettivo comunitario e cofinanziati dallo stesso Fondo Strutturale. Inoltre, ha stabilito che “i Grandi Progetti non confermati entro 30 giorni dalla data di approvazione della delibera sono da considerarsi non realizzabili nell’attuale periodo di programmazione”. Infine, si precisa che per i Programmi Attuativi delle Regioni del Mezzogiorno è prevista una revisione entro 30 giorni (dall’adozione della delibera del Cipe) per renderli coerenti con il Piano nazionale per il Sud e l’approvazione entro i 15 giorni dalla conclusa revisione;</p>
<p>- la medesima delibera Cipe segnala anche la riduzione delle assegnazioni FAS 2000-2006 e 2007-2013, avvenuta “per effetto della riduzione della dotazione finanziaria della Missione di spesa Sviluppo e riequilibrio territoriale, come disposta dall’art. 2 del decreto legge 78/2010”.</p>
<p>- la particolare congiuntura economica ha messo molti Stati membri in seria difficoltà nel reperire le risorse per il cofinanziamento ma, a differenza di altri Paesi, l’Italia si presenta in tale congiuntura con maggiore debolezza, anche per effetto di scelte governative operate nell’attuale legislatura;</p>
<p>- l’Italia ha scelto irresponsabilmente di sottrarre 28 miliardi di fondi FAS per le aree sottoutilizzate per interventi di carattere emergenziale o per far fronte a spese ordinarie di parte corrente, anziché destinare tali risorse per garantire l’”addizionalità” delle politiche, finanziare interventi “strutturali” per le regioni del Sud e adeguare i servizi essenziali dei territori depressi del nostro Paese agli standard di vita della comunità europea. In tal modo è stato interrotto quel processo virtuoso, iniziato dal precedente governo, caratterizzato dalla “programmazione unitaria” di fondi strutturali europei e di fondi Fas da destinare alle politiche di coesione, nell’ambito del Quadro strategico nazionale (QSN);</p>
<p>- la ricognizione, la concentrazione e la riprogrammazione delle risorse avviata con il DL 112/2008, in luogo di riqualificare il disegno del Quadro Strategico Nazionale per centrare le politiche su infrastrutture strategiche e su pochi, ma decisivi, interventi ha operato un progressivo “svuotamento” della principale fonte finanziaria del Quadro Strategico Nazionale, destinandola a fonte di finanziamento delle politiche anticicliche su tutto il territorio nazionale;</p>
<p>- il disegno di legge di conversione del decreto legge n. 225 del 2010, c.d. “Milleproroghe”, di recente approvato con modificazioni dal Parlamento, dispone nell’ambito delle proroghe ex lege al 31 marzo 2011, anche la proroga della riprogrammazione delle risorse non impegnate, correlate a Programmi Operativi 2000-2006 e a Programmi Operativi 2007-2013, originate da progetti finanziati a valere sui fondi di cofinanziamento nazionale, oggetto di rimborso a carico del bilancio comunitario e del fondo di rotazione (prorogando l’articolo 6-sexies, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133). Tuttavia, tale norma &#8211; con riferimento alla ricognizione delle risorse non impegnate attraverso obbligazioni giuridicamente vincolanti &#8211; specifica solo che dovrà essere effettuata dalla Presidenza del Consiglio, sentito il Ministero dello Sviluppo economico. Tale disposizione è, dunque, priva di qualsiasi riferimento alla necessaria concertazione e intesa con le Regioni e i soggetti attuatori delle politiche di coesione;</p>
<p>- ulteriore fattore di debolezza italiana è il previsto assoggettamento delle risorse per il cofinanziamento dei fondi strutturali europei ai vincoli del Patto di stabilità (operato con L. 220/2010, legge di stabilità per il 2011); ciò rende di fatto impossibile impegnare ed erogare i fondi necessari alla realizzazione di interventi infrastrutturali, compatibilmente con il rispetto degli obiettivi del Patto di stabilità interno per gli enti locali per il triennio 2011-2013.</p>
<p>Quali iniziative intendano assumere i ministri interrogati, ciascuno per le proprie parti di competenza, in considerazione del forte ritardo italiano sullo stato di attuazione dei Programmi Operativi per la programmazione 2007-2013, volte a scongiurare il rischio di disimpegno di ingenti risorse che verrebbero sottratte alle politiche di sviluppo, con danni gravissimi per il rilancio degli investimenti infrastrutturali sia a livello locale che nazionale.</p>
<p>Se non ritengano di dover intervenire tempestivamente al fine di escludere dal computo del saldo finanziario, in sede di applicazione delle regole del Patto di Stabilità interno per gli enti locali per il triennio 2011-2013, i cofinanziamenti nazionali relativi ai programmi dei fondi strutturali europei, analogamente a quanto previsto per le risorse provenienti dall’Unione europea.</p>
<p>Se non ritengano necessario attivarsi in sede europea, in considerazione della difficile congiuntura economica, per sostenere la proposta concernente l’innalzamento, in via temporanea e transitoria, della quota di cofinanziamento comunitario previsto per tutti gli obiettivi, dall’attuale 50% al 75%.</p>
<p>On. SandroGozi<br />
Capo gruppo PD Commissione per le Politiche dell&#8217;Unione europea</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Europa è stanca, viva l&#8217;Europa&#8221; di Patrizia Nanz</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 22:20:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<title>16.02.11 &#8211; Europa inclusiva o Europa esclusiva? &#8211; Carpi (MO)</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 19:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti sociali e politiche di welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Europa inclusiva o Europa esclusiva? Crisi del modello europeo, ricadute sul welfare e ricerca in Europa e nel nostro paese. La crisi economica sta aprendo forti contraddizioni in seno al progetto europeo, sono sempre più evidenti le molteplici velocità e capacità di tenuta dei differenti paesi che la compongono e che vengono chiamati a sacrificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/02/europa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3344" title="europa" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/02/europa-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" /></a></p>
<p><strong>Europa inclusiva o Europa esclusiva?<br />
Crisi del modello europeo, ricadute sul welfare e ricerca in Europa e nel nostro paese.</strong></p>
<p>La crisi economica sta aprendo forti contraddizioni in seno al progetto europeo, sono sempre più evidenti le molteplici velocità e capacità di tenuta dei differenti paesi che la compongono e che vengono chiamati a sacrificare i propri stati sociali in nome di un progetto incompiuto che sta mutando pelle. Cerchiamo di capire quale Europa sia ancora percorribile nell’interesse dei cittadini.</p>
<p><strong>Mercoledi 16 febbraio ore 21.00</strong> presso Libreria La Fenice via Mazzini 15 – Carpi</p>
<p>Incontro dibattito con:</p>
<p><em>Umberto Guidoni</em> – Astrofisico, Astronauta (Europarlamento 2004-‘09)<br />
<em>Luciano Vecchi</em> – Consigliere Regionale E.R. (Europarlamento 1989-‘99)<br />
<em>Jacopo Venier</em> – Giorn. Dir. Libera Tv (Dep. XV leg.- Segr. Comm. Aff. Esteri)<br />
<em>Stefano Pieralli</em> – Resp. Naz. Welfare Arcigay</p>
<p>Coordina: <em>Marco Zoboli</em> – Pres. CeSPIn Puntocritico</p>
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