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	<title>Nelle tue mani &#187; Forum di discussione</title>
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	<description>Proposte per il PD e per l&#039;Emilia Romagna</description>
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		<title>Rifiuti, Federambiente: «Costi di gestione indifferenziato il doppio di quelli per differenziato»</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il dato emerge dal Green Book 2012. Secondo il presidente Fortini, in Italia ancora il 40% dei rifiuti finisce in discarica, spesso senza aver subito alcun trattamento. La spesa media di una famiglia è 240 euro all’anno</em></strong></p>
<p>In Italia, i costi associati alla gestione dei rifiuti indifferenziati hanno un peso doppio sui costi totali rispetto a quelli per i rifiuti differenziati.</p>
<p>È uno dei dati più significativi contenuti nel Green Book 2012 di Federambiente e Utilitatis, rapporto che analizza gli «aspetti economici della gestione dei rifiuti urbani in Italia», spaziando dagli assetti istituzionali agli aspetti micro settoriali, fino allo studio dei bandi di gara.</p>
<p>Per quanto riguarda i dati più strettamente economici, Utilitatis ha calcolato anche la spesa media di una famiglia per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti: un nucleo di tre persone che vive in un’abitazione di 80 metri quadrati nel 2011 ha speso in media 240,37 euro, «con un esborso più elevato nel Centro (279,76 euro all’anno) e al Sud (274,74) e inferiore al Nord Ovest (199,91)».</p>
<p>In merito invece alla spesa dei Comuni, il rapporto evidenzia che nel 2009 (ultimo anno disponibile), «il costo della gestione dei rifiuti si attesta a 8,5 miliardi di euro, determinati per il 95% da spese correnti, con un aumento del 4% rispetto al 2008. Lazio e Lombardia sostengono i costi maggiori.</p>
<p>Il costo pro capite medio sostenuto dagli enti locali è pari a 139,7 euro per abitante, mentre rispetto alle quantità gestite si raggiunge un costo medio di 263,8 euro a tonnellata». Spendono meno i Comuni e gli Ato di medie dimensioni.</p>
<p>Per scaricare il Rapporto:   http://www.utilitatis.org/book/green_book/2012greenbook.html</p>
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		<title>Nuvole padane &#8211; di Paolo Serra</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 12:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Unità]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Serra]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che state vedendo a fianco dell’articolo è una immagine dal satellite della Pianura Padana, luogo geografico realmente esistente da non confondere con la fantasia storico-politica di Bossi. E’ una fertilissima pianura dove la specie homo sapiens vive da millenni popolandola progressivamente fino ad aver raggiunto la rispettabile cifra di 31 milioni di abitanti. La sua conformazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/italia-polveri.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4139" title="italia   polveri" src="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/italia-polveri-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a></p>
<p>Quella che state vedendo a fianco dell’articolo è una immagine dal satellite della Pianura Padana, luogo geografico realmente esistente da non confondere con la fantasia storico-politica di Bossi. <strong>E’ una fertilissima pianura</strong> dove la specie homo sapiens vive da millenni popolandola progressivamente fino ad aver raggiunto la rispettabile cifra di 31 milioni di abitanti. La sua conformazione orografica ne fa una scatola rettangolare chiusa fra le Alpi e gli Appennini con un unico sbocco nel mare Adriatico, poco più che un canalone senza sbocchi fino ad oltre il Gargano. Scarsamente ventilata e soggetta ad inversione termica nei momenti di alta pressione atmosferica, ogni giorno al suo interno si possono accendere fino a 15 milioni di motori di autovetture, quasi due milioni di veicoli commerciali, ed oltre due milioni di motocicli, ai quali vanno aggiunte 46 centrali termoelettriche e 30 termovalorizzatori, più gli stabilimenti industriali e, nei mesi freddi, almeno 15 milioni di caldaie domestiche o di comunità, senza dimenticare un numero non quantificabile di motori agricoli o per giardinaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’effetto complessivo</strong> è facilmente ricostruibile esaminando bene l’immagine. Quella che probabilmente avete scambiato per una lieve copertura nuvolosa, che si protende fin quasi sull’Istria e ben oltre il Conero, purtroppo non è uno strato di nuvole nell’atmosfera, sono le tristemente famose polveri fini, le PM 10 e 2,5 che infestano l’aria che respiriamo e che si cerca di contenere con i velleitari blocchi della circolazione del giovedì. E’ come vuotare il mare con il secchiello del pargoletto e, fino a quando non pioverà e verranno portate sul terreno, l’unica fonte di depurazione esistente sono gli alveoli polmonari nostri e degli animali, i vegetali riescono a captare la CO2 ma sulle polveri possono nulla. Per fortuna ciascuno di noi ne ha circa 70 mq, in tutto fanno più di 2 miliardi di mq, cioè oltre 2mila kmq, circa la superficie della provincia di Reggio Emilia, ma se ci aggiungiamo gli animali da allevamento e quelli liberi possiamo forse ipotizzare di aumentarla di 5 o 6 volte. La pratica, però, come ben sappiamo, non è affatto igienica e si trasforma in un ampio ventaglio di malattie respiratorie cronicizzanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non c’è nulla da fare?</strong> Dobbiamo abituarci a respirare questa roba pena la decadenza economica? Non necessariamente, ci sono molte cose che le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, assieme a Val d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, possono fare. Per primo darsi uno strumento di coordinamento permanente perché l’aria non conosce confini amministrativi, poi lanciare un piano di rilancio integrale e capillare del trasporto ferroviario locale, agevolare il trasporto merci su ferro e tassare quello su gomma, agevolare l’edilizia ecologica ed il recupero di quella storica, imporre standard restrittivi alle attività produttive e commerciali, infine convertire le centrali termoelettriche a nuove tecnologie. <strong>Un programma</strong> impressionante per difficoltà tecniche e finanziarie che non potrà essere sviluppato senza uno sforzo congiunto con l’U.E. che ha altre due aree paragonabili alla nostra, la valle del Reno e quella del Tamigi. Aree con le quali scambiarsi esperienze visto che hanno cominciato ad affrontare il problema prima di noi.</p>
<p>di Paolo Serra pubblicato sull’Unità del 5 gennaio 2012</p>
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		<title>Germania, energia comune La sfida di 900 centrali municipali &#8211; di Barbara Ciolli</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su http://www.lettera43.it Mentre l&#8217;Italia, schiacciata dalla crisi, studia come vendere il patrimonio statale e liberalizzare settori, in Germania le società pubbliche di servizi riconquistano fette di mercato, lanciando la sfida ai colossi privati. Il campo più in espansione è quello dell&#8217;energia, dove, nell&#8217;ultimo decennio, numerosi Comuni hanno fondato nuove aziende, di proprietà al 100% municipale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato su <a href="http://www.lettera43.it/ambiente/34783/germania-energia-pubblica.htm">http://www.lettera43.it</a></p>
<p>Mentre l&#8217;Italia, schiacciata dalla crisi, studia come vendere il patrimonio statale e liberalizzare settori, in Germania le società pubbliche di servizi riconquistano fette di mercato, lanciando la sfida ai colossi privati.<br />
Il campo più in espansione è quello dell&#8217;energia, dove, nell&#8217;ultimo decennio, numerosi Comuni hanno fondato nuove aziende, di proprietà al 100% municipale, che forniscono corrente elettrica e riscaldamento per lo più attraverso impianti da fonti rinnovabili. Come proposito per il nuovo anno, l&#8217;amministratore delegato della Lega delle società comunali (Vku) Hans-Joachim Reck ha annunciato investimenti per circa 10 miliardi di euro, per far salire entro i prossimi 15 anni la loro produzione di energia dal 10 al 25%.<br />
<strong>L&#8217;ERA DELLE CENTRALI PUBBLICHE.</strong> «Si tratta di una percentuale più che raddoppiata», ha sottolineato il top-manager, «che, con un po&#8217; di buona volontà, contiamo di raggiungere in 10 anni». Le risorse aggiuntive andranno a finanziare soprattutto centrali da fonti alternative, come i grandi parchi eolici, e a combustibili fossili, come gli impianti termici a carbone. «Siamo di fronte a un&#8217;era di centrali pubbliche», ha dichiarato Reck, sollecitando anche l&#8217;istituzione di un ministro dell&#8217;Energia.</p>
<h3>La legge sulle energie rinnovabili favorisce i consorzi pubblici</h3>
<p>Indubbiamente, il balzo in avanti del settore è stato favorito dall&#8217;ultima legge del governo tedesco sulle energie rinnovabili (Eeg), varata dalla cancelliera Angela Merkel nel 2009. Poi la svolta contro il nucleare decisa nel 2011, dopo il disastro di Fukushima, ha dato il colpo di grazia a <a href="http://www.lettera43.it/ambiente/12140/reattori-contro-la-merkel.htm" target="_blank">multinazionali come Rwe</a> (Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk), secondo colosso energetico della Germania, che ha fatto causa contro la decisione di Berlino di fermare i reattori.<br />
Il primo, E-on, maggiore gruppo energetico d&#8217;Europa e gestore del più alto numero di centrali nucleari in Germania, ha preferito prendere tempo, potenziando gli impianti e i progetti pilota nel per le fonti alternative, anche beneficiando di incentivi statali.<br />
<strong>OLTRE 900 CENTRALI COMUNALI.</strong> Con l&#8217;offensiva promessa dai circa 1.400 imprenditori pubblici riuniti nell&#8217;associazione, per i privati la torta del business si restringerà ancora. I Comuni titolari delle oltre 900 centrali cittadine sono diventati competitivi con i colossi soprattutto da quando, negli ultimi anni, hanno concentrato gli impianti inizialmente autonomi in grossi consorzi.<br />
A differenza delle grandi fattorie eoliche offshore e dei mega parchi fotovoltaici inaugurati dalle multinazionali, nel Mar Baltico e all&#8217;estero, le centrali comunali sono tutti piccoli impianti decentrati per la fornitura di energia. Ma sono tanti e, riunendosi insieme, hanno fatto la forza.<br />
<strong>LA GUERRA AI PRIVATI.</strong> Non è la prima volta che, in Germania, i top-manager pubblici promettono guerra ai gruppi energetici privati. Sempre nel 2011, lo scorso ottobre, il consorzio delle otto maggiori società comunali di centrali da fonti rinnovabili, Berlino in testa, aveva annunciato massicci investimenti (10 miliardi di euro in 10 anni) per portare a 10 gigawatt le prestazioni delle centrali.<br />
Solo la rete di centrali pubbliche di Mannheim, quotata in borsa, aveva preventivato una spesa di circa 1 miliardo e mezzo di euro entro il 2020, per potenziare e creare nuovi parchi eolici.</p>
<h3>Le società comunali rilevano le controllate delle multinazionali</h3>
<p>Per dimostrare ai contribuenti che ne vale la pena, le aziende comunali hanno citato anche gli studi di alcuni esperti del settore, secondo i quali, con una copertura sempre più capillare di impianti pubblici decentrati, la fetta di mercato dei quattro maggiori gruppi privati crollerà dall&#8217;attuale 85% al 60%.<br />
Al contrario delle privatizzazioni, avviate negli Anni &#8217;90 ma rivelatesi fallimentari, in Germania il trend del ritorno al pubblico ha dato buoni frutti, soprattutto nell&#8217;ultimo quinquennio. Nel 2009, per esempio, un consorzio comunale ha rilevato una società minore, controllata dalla E-on. E numerose acquisizioni da privati sono state compiute nel distretto industriale della Ruhr.<br />
<strong>LE BOLLETTE SGONFIATE.</strong> I cittadini hanno apprezzato il ritorno al pubblico soprattutto perché, con gli impianti alternativi, le bollette si sono sgonfiate e il modello di sviluppo è apparso più sostenibile. Dunque, alla lunga, salutare per il territorio e i suoi abitanti.<br />
In un Paese dove, nonostante la crisi internazionale, l&#8217;export e i consumi privati hanno continuato a crescere, le amministrazioni cittadine hanno ancora risorse da investire per il miglioramento della qualità della vita.<br />
<strong>PRESSING SUL GOVERNO.</strong> A dicembre, l&#8217;istituto per la ricerca di mercato Gfk ha registrato un indice dei consumi in crescita dal mese precedente da 5,4 a 5,6 punti. In questo clima di generale ottimismo, nell&#8217;intervista rilasciata alla <em>Süddeutsche Zeitung</em>, il rappresentante i manager comunali hanno deciso di battere il ferro finché è caldo.<br />
«Da Berlino serve un piano più deciso e dettagliato per riconvertire le centrali alle energie alternative» ha spronato il governo Reck.</p>
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		<title>Keynes:  Riformare il capitalismo attraverso un nuovo sistema di valori &#8211; di Attilio Pasetto</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sviluppo di qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attilio Pasetto]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Keynes: Riformare il capitalismo attraverso un nuovo sistema di valori di Attilio Pasetto - Economista Di Keynes si parla sempre molto. Anche in questa crisi le ricette keynesiane sono spesso evocate come rimedio alla situazione intricata in cui viene a trovarsi l’economia mondiale. Ma le proposte di Keynes per uscire dalla grande crisi degli anni Trenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Keynes: Riformare il capitalismo attraverso un nuovo sistema di valori</p>
<p>di<em> Attilio Pasetto - </em>Economista</p>
<p>Di Keynes si parla sempre molto. Anche in questa crisi le ricette keynesiane sono spesso evocate come rimedio alla situazione intricata in cui viene a trovarsi l’economia mondiale. Ma le proposte di Keynes per uscire dalla grande crisi degli anni Trenta affondano le radici in una visione del capitalismo ben precisa – quella di un sistema di per sé incapace, se lasciato libero a se stesso, di assicurare la piena occupazione e lo sviluppo – che a volte si tende a dimenticare. Questa instabilità di fondo dipende essenzialmente dal fatto che l’economia è fatta di uomini e donne in carne e ossa, le cui decisioni vengono prese in condizioni di incertezza e possono essere dettate da un’ampia gamma di moventi, non sempre riconducibili alla razionalità pura e al mero interesse personale. E’ chiaro che qui entra in gioco la concezione etica degli esseri umani, un aspetto su cui erroneamente si sorvola troppo spesso e che è invece importantissimo considerare non per motivi moralistici, ma perché è da lì che partono le decisioni, le scelte, i comportamenti.</p>
<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2012/01/Su-Keynes.pdf" target="_blank">Leggi l&#8217;articolo</a></p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Dossier regionale della Caritas sulla povertà</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 14:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro ogni forma di discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti di cittadinanza]]></category>
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		<category><![CDATA[Caritas]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Scarica il dossier]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nelletuemani.org/wp-content/uploads/2011/12/DossierRegionaleCaritas_supoveretà2011.pdf" target="_blank">Scarica il dossier</a></p>
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		<title>Vale la pena credere nell&#8217;Europa? di Edoardo Riccio</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 17:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Edoardo Riccio]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando, poco più di un mese, fa dissi su questo blog che ritenevo la radice dei nostri mali contingenti risiedesse prevalentemente in Europa e nei suoi nano-leader (Merkel in primis), in Italia abbiamo cambiato governo, abbiamo varato una manovra &#8220;lacrime e sangue&#8221;, siamo entrati ufficialmente in recessione e gli spread sui titoli del debito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando, poco più di un mese, fa dissi su questo blog che ritenevo la radice dei nostri mali contingenti risiedesse prevalentemente in Europa e nei suoi nano-leader (Merkel in primis), in Italia abbiamo cambiato governo, abbiamo varato una manovra &#8220;lacrime e sangue&#8221;, siamo entrati ufficialmente in recessione e gli spread sui titoli del debito pubblico continuano a mantenersi tra i 450 e i 500 punti.</p>
<p>E&#8217; stato inoltre raggiunto un ennesimo accordo pasticciato a livello europeo in cui nessun passo avanti è stato fatto nella direzione della risoluzione dei problemi di breve e lungo periodo, ma, per converso, si sono creati i presupposti per un ulteriore aggravamento della situazione di conflittualità tra i Paesi membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mia domanda a questo punto è: ha fatto bene la Gran Bretagna a defilarsi, qualunque sia la motivazione contingente che l&#8217;ha portata in questa direzione? E ancora: ma ha senso essere europeisti ad ogni costo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A mio avviso un ragionamento approfondito in tal senso va affrontato senza pregiudizi, per una serie di considerazioni. Il progetto originario (implicito o esplicito) era di arrivare alla costituzione degli Stati Uniti d&#8217;Europa, ovvero ad una federazione o confederazione dotata di istituzioni democratiche gerarchicamente superiori a quelle dei singoli Stati nazionali, in grado di governare nell&#8217;interesse del continente intero e non di singole comunità nazionali. In questo senso e solo in questo senso l&#8217;introduzione dell&#8217;Euro ha o avrebbe avuto un senso. L&#8217;Euro ha creato un legame molto più forte tra gli stati membri di quanto non fosse fatto dal solo mercato unico e ha tolto agli stati la leva fondamentale della politica monetaria (e della svalutazione). Dall&#8217;Euro avrebbe quindi dovuto discendere molto rapidamente un&#8217;unione fiscale, regole minime comuni sul mercato del lavoro, una politica economica integrata. Ma condicio sine qua non per fare tutto questo, avrebbero dovuto crearsi delle istituzioni europee vere, democraticamente eleggibili, in grado di rappresentare, nel loro operato, i cittadini europei e non, in modo molto disomogeneo, i cittadini degli Stati membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Viceversa, come ha detto il premier polacco nel suo discorso al Parlamento Europeo, l&#8217;Europa è oggi molto vicina al baratro. Non essendovi istituzioni democratiche europee, i singoli Stati sgomitano per far prevalere nelle decisioni europee i propri interessi individuali. E si badi bene, non solo interessi individuali di tipo elettorale (es. no agli eurobond per non irritare l&#8217;opinione pubblica tedesca), ma anche interessi individuali di egemonia e predominio, industriale in primis (es. forzare singoli Stati a vendere aziende strategiche i cui acquirenti potrebbero essere aziende dei Paesi dominanti con impatti sulle filiere produttive). La litigiosità cresce di giorno in giorno perché nessuno, nel formulare proposte o scelte, ragiona per il bene dell&#8217;Unione tutta, ma per il bene di singoli Stati all&#8217;interno dell&#8217;Unione. Fino al punto che le stesse manovre imposte alla Grecia o all&#8217;Italia (questa non è la manovra Monti, ma è la manovra che Merkel e Sarkozy hanno imposto a Monti nel primo incontro avuto a Bruxelles) e, appunto, il recente pasticciato accordo della scorsa settimana rispecchiano gli interessi Tedeschi di brevissimo termine e non quelli comunitari. Quale è infatti il razionale, in questo momento, di varare riforme marcatamente recessive se non quello di tranquillizzare l&#8217;elettorato tedesco sul fatto che l&#8217;Euro e l&#8217;Europa non siano per loro un pericolo? Quale è infatti il razionale per obbligare i Paesi al pareggio di bilancio e definire un vincolo burocratico in virtù del quale le manovre dovranno ora passare al vaglio della Commissione prima di essere approvate?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il problema è che servissero solo queste norme a tranquillizzare i Tedeschi, potrei anche capire. Ma queste norme hanno anche delle ripercussioni non trascurabili. Per quanto tempo i singoli popoli saranno disposti a lasciarsi imporre manovre finanziarie da Governi di altri popoli, soprattutto laddove queste manovre si trasformassero, per i popoli che le subiscono, in pure rinunce senza alcuna speranza di ripresa? Gli Italiani accetteranno un ulteriore indurimento qualora nel 2012 la recessione rendesse irraggiungibile il fatidico pareggio di bilancio del 2013 (e sì perché nessuno ha detto che la tenuta del nostro debito pubblico dipende dal pareggio al 2013 piuttosto che al 2014)? E gli Spagnoli? E gli Irlandesi o i Portoghesi?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se vogliamo guardare il problema con obiettività, abbiamo due strade di fronte: la prima è quella di creare rapidamente una vera Europa unita, la seconda è quella di tornare rapidamente ognuno per la sua strada. E per noi elettori e osservatori la posizione non può che trasformarsi in: se credi che nell&#8217;arco di un paio d&#8217;anni si possano creare presupposti forti per gli Stati Uniti d&#8217;Europa allora sii europeista, ma se non lo credi sii fortemente anti-europeista. Perché a mio avviso l&#8217;unica cosa certa è che senza gli Stati Uniti d&#8217;Europa, l&#8217;Europa e l&#8217;Euro prima o poi crolleranno, e il crollo sarà tanto più cruento (con scenari di guerra inclusi) quanto più i legami che avremo creato saranno stretti e quanto più, di conseguenza, ci saranno Stati forti (ad esempio Germania) che avranno da perdere dal distacco e, magari dal default, di Stati più deboli.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://edoardoriccio.ilcannocchiale.it/">http://edoardoriccio.ilcannocchiale.it</a></p>
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		<title>Le inchieste di Repubblica &#8211; 2011, l&#8217;anno dei movimenti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 16:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiamano &#8220;Se Non Ora Quando&#8221;, &#8220;Il Nostro Tempo è Adesso&#8221;, o &#8220;No Tav&#8221;, &#8220;Indignati&#8221;, &#8220;Draghi Ribelli&#8221;. Nascono in strada ma si rafforzano attraverso il tam tam dei social network. Per sfidare l&#8217;immobilismo del potere, per tornare a credere nel futuro, per riaffermare la centralità della &#8220;buona politica&#8221; Leggi l&#8217;inchiesta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiamano &#8220;Se Non Ora Quando&#8221;, &#8220;Il Nostro Tempo è Adesso&#8221;, o &#8220;No Tav&#8221;, &#8220;Indignati&#8221;, &#8220;Draghi Ribelli&#8221;. Nascono in strada ma si rafforzano attraverso il tam tam dei social network. Per sfidare l&#8217;immobilismo del potere, per tornare a credere nel futuro, per riaffermare la centralità della &#8220;buona politica&#8221;</p>
<p><a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/12/20/news/2011_l_anno_dei_movimenti-26935767/?ref=HREC1-4" target="_blank">Leggi l&#8217;inchiesta</a></p>
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		<title>Sulle Province facciamo così &#8211; Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 21:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Saitta]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[province]]></category>
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		<description><![CDATA[Caro Bersani, le Province piemontesi hanno finalmente fatto propria una mia proposta per l’autoriduzione del numero, della quale ti avevo accennato nell’incontro che ho avuto nel tuo ufficio l’estate scorsa. Ieri mattina tutti insieme noi otto presidenti abbiamo annunciato il dimezzamento del numero delle nostre Province da 8 a 4, che diventerebbero: una grande Provincia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Caro Bersani, le Province piemontesi hanno finalmente fatto propria una mia proposta per l’autoriduzione del numero, della quale ti avevo accennato nell’incontro che ho avuto nel tuo ufficio l’estate scorsa. Ieri mattina tutti insieme noi otto presidenti abbiamo annunciato il dimezzamento del numero delle nostre Province da 8 a 4, che diventerebbero: una grande Provincia di Novara (con Vercelli, Biella e il Vco), la Provincia di Alessandria (con Asti), la Provincia di Cuneo e la Provincia di Torino.<br />
La delimitazione territoriale puntuale sarebbe poi operata dalla Regione Piemonte. La proposta di autodimezzamento è accompagnata da alcuni punti imprescindibili: il mantenimento delle funzioni delle Province, che saranno da rivedere e precisare nel Codice delle autonomie, e il mantenimento dell’attuale sistema elettorale (elezione diretta del presidente e dei consiglieri provinciali per collegio, per garantire la rappresentanza di un territorio vasto); la contestuale riduzione degliuffici territoriali e decentrati dello stato (prefetture, provveditorato opere pubbliche, etc); l’abolizione di tutta la miriade di enti intermedi che negli anni sono stati interposti tra Province e Regioni (Ato, consorzi, società) con funzioni da riassegnare ad enti locali e Regioni.<br />
Per te, che sei stato amministratore locale, è facilmente comprensibile come questa proposta di autoriforma piemontese sia l’unica in grado di contribuire ad avviare davvero la riforma della pubblica amministrazione per il contenimento dei costi e la semplificazione. A differenza della norma contenuta nella cosiddetta manovra salva-Italia, la nostra proposta è in grado di produrre risparmi reali mantenendo il livello adeguato di servizi che altrimenti sarebbero smembrati ai danni di cittadini e imprese.<br />
Non ti nascondo che sono contento di essere riuscito a convincere i miei colleghi piemontesi su questa proposta che – come ti sarai reso conto – è perfettamente coerente con la proposta di legge costituzionale n. 4439 presentata dal Pd lo scorso 21 giugno e di cui tu sei primo firmatario.<br />
Ora spetta al parlamento affrontare una discussione sul tema riprendendo proprio quella proposta di legge costituzionale.<br />
Sarebbe forse utile che la sollecitazione che oggi arriva dalle Province piemontesi venisse commentata favorevolmente a livello nazionale, perché aiuterebbe a confermare la bontà della nostra tesi. Ti ringrazio per quanto vorrai e potrai fare.</div>
<div><a href="http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&amp;auth=1010">Antonio Saitta</a></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131495/sulle_province_facciamo_cos%C3%AC">http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/131495/sulle_province_facciamo_cos%C3%AC</a></div>
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		<title>Appello ai leader europei: per un euro e un’Europa della stabilità e dello sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi economica e finanziaria internazionale e quella dei debiti sovrani europei sta mettendo a rischio le fondamenta dell’eurozona. L’Unione europea potrebbe disintegrarsi. I decisori politici dell’Unione e degli Stati membri sono chiamati a dare prova di fermezza, coraggio e lungimiranza adottando subito provvedimenti in grado di scongiurare i gravissimi rischi mondiali che la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span class="Apple-style-span" style="font-size: small;">La crisi economica e finanziaria internazionale e quella dei debiti sovrani europei sta mettendo a rischio le fondamenta dell’eurozona. L’Unione europea potrebbe disintegrarsi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">I decisori politici dell’Unione e degli Stati membri sono chiamati a dare prova di fermezza, coraggio e lungimiranza adottando subito provvedimenti in grado di scongiurare i gravissimi rischi mondiali che la crisi di credibilità dell’eurozona può ingenerare.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Solo tenendo insieme le ragioni del rigore e quelle dello sviluppo, l’urgenza presente e le opportunità future sarà possibile fornire una risposta coordinata e credibile alla crisi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">È necessario che i leader europei sappiano rispondere, con i fatti, alle aspettative dei mercati ma, anzitutto, ai timori e alle speranze di milioni di cittadini europei.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Questo può avvenire solo se, uniti e solidali, fin dal Consiglio europeo del 9 dicembre prossimo, si muoveranno in tre direzioni, coordinate ed esplicitamente annunciate:</span></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>la messa sotto controllo delle finanze pubbliche degli Stati membri dell’eurozona;</strong></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>una credibile azione europea per stabilizzare i debiti pubblici degli Stati membri dell’eurozona</strong></span><span style="font-size: small;"><strong>;</strong></span></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;"><strong>il varo di un piano europeo di sviluppo sostenibile</strong></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Va definito un pacchetto di misure che consenta di rafforzare, sotto l’egida della Commissione europea, la disciplina di bilancio degli Stati membri, con misure vincolanti in termini di controllo, sanzioni, costituzionalizzazione degli impegni assunti. A questo si devono accompagnare le necessarie riforme interne, in particolare negli Stati membri in cui è più pesante l’onere del debito pubblico.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Proprio le garanzie di disciplina nazionale possono e devono aprire la via a una risposta europea al problema del debito, attraverso gli </span><span style="font-size: small;"><em>stability bond</em></span><span style="font-size: small;"> e il rafforzamento del Fondo Salva-Stati, incluse le sue capacità di rapido finanziamento sul mercato. La Banca centrale europea, nell’ambito del proprio mandato, può compiere i passi necessari per assicurare la liquidità indispensabile al sistema finanziario.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Ma è fondamentale che il 9 dicembre si annunci anche il varo di un “piano di sviluppo sostenibile” europeo, da mettere in atto a partire dal 2012. “Agli stati il rigore, all’Unione lo sviluppo”. Va appoggiata la posizione della Commissione europea e del Parlamento europeo</span><span style="font-size: small;">per un bilancio dell’Unione dotato di risorse proprie comunitarie, in sostituzione di quelle nazionali, che possa mettere in cantiere un piano di investimenti per le infrastrutture, la promozione della ricerca e la creazione di beni pubblici, finanziato da </span><span style="font-size: small;"><em>project bond</em></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Per consolidare la capacità dell’eurozona di rispondere alle crisi future – e di beneficiare delle opportunità di crescita di un mondo in trasformazione – sarà necessario riformare i Trattati, anche per raggiungere l’obiettivo finale di una finanza federale europea. Ma fin da ora i leader della Ue e degli Stati membri dell’eurozona possono agire come un “</span><span style="font-size: small;"><strong>Governo provvisorio dell’economia europea</strong></span><span style="font-size: small;">”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Solo se si saprà costruire un ponte tra il presente e il futuro si potranno superare i limiti di un progetto che rimane un’acquisizione formidabile e insostituibile per l’Europa tutta, alla quale ha assicurato pace, stabilità e crescita. Un’Unione europea all’altezza delle sfide della crisi richiede, da subito, </span><span style="font-size: small;"><em><strong>leadership</strong></em></span><span style="font-size: small;"><strong> e lungimiranza</strong></span><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Torino, 1° dicembre 2011</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>CENTRO STUDI SUL FEDERALISMO</strong></span></p>
<p><em>(www.csfederalismo.it)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dalla teoria dei bisogni al nuovo modello di sviluppo</title>
		<link>http://www.nelletuemani.org/blog/2011/11/17/dalla-teoria-dei-bisogni-al-nuovo-modello-di-sviluppo/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 16:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MTVaccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Forum di discussione]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo di qualità]]></category>

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		<description><![CDATA[COME USCIRE A SINISTRA DALLA CRISI ? LA POLITICA ECONOMICA TRA POLITICA ED ECONOMIA. EURO E POLITICA ECONOMICA ( parte 1 ) USCIRE A SINISTRA DALLA CRISI ? DAL &#8216; SISTEMA DEI BISOGNI &#8216; AD UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  ( parte 2) IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO E LA STRUTTURA DEI BISOGNI ( parte 3) Giovanni Fabris Rotelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COME USCIRE A SINISTRA DALLA CRISI ? LA POLITICA ECONOMICA TRA POLITICA ED ECONOMIA. EURO E POLITICA ECONOMICA ( parte 1 )</p>
<p>USCIRE A SINISTRA DALLA CRISI ? DAL &#8216; SISTEMA DEI BISOGNI &#8216; AD UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO  ( parte 2)</p>
<p>IL NUOVO MODELLO DI SVILUPPO E LA STRUTTURA DEI BISOGNI ( parte 3)</p>
<p>Giovanni Fabris Rotelli</p>
<p><a href="http://www.forumista.net/forum/viewtopic.php?t=1486258" target="_blank">Leggi il contributo</a></p>
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